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Data: 10 dicembre 2007

Adriano Sofri - Liberatelo dal carcere

di Fiorello Cortina - Senatore dei Verdi
Un'altra estate è finita e come le altre degli ultimi anni Adriano Sofri l'ha trascorsa nel carcere Don Bosco di Pisa, diviso tra la sua minuscola cella (ma almeno è solo la "sua"), il campo da calcio in cemento, e la sala degli incontri dove a turno vengono ad intervistarlo i giornalisti più vari.
Ora riprenderà la consueta scadenza di visite mensili che io ed Ermete Realacci , ma credo anche altri parlamentari, facciamo accompagnandoci di volta in volta con compagne e compagni del passato o con giovani delle organizzazioni studentesche di oggi che desiderano incontrarlo. Questa estate per Sofri è stata però particolare per due ragioni. La prima è strettamente personale: lui ha potuto usufruire di una, la prima, giornata di permesso ed è andato al mare con la sua compagna Randi. Quando prossimamente lo rivedrò gli chiederò quale senso di vertigine e quale emozione ha provato e se quelle ore gli sono sembrate volare, o ne ha vissuto e conservato la memoria attimo per attimo. Perché siamo abituati a leggerlo o a vederlo nelle interviste, apprezzandone la consueta intelligenza, spesso spiazzante e controcorrente, ma in realtà vive con un corpo ed una quotidianità rinchiusi. Mauro Pagani mi darà, per Sofri, la nuova versione di "Creuza de mà", suonata questa volta con i musicisti dei paesi alle cui culture musicali si erano riferiti lui e De Andrè nella prima versione. Lui ha detto che come Salgari loro descrivevano la foresta e i suoi abitanti senza esserci mai stati e credo che Sofri sia pienamente costretto a questa dimensione. L'altra ragione non sta nei commenti sprezzanti del ministro alla giustizia Roberto Castelli e nelle pressioni adombrate per la grazia a Sofri. La novità risiede nell'adempimento dell'istruttoria che finalmente passo dopo passo, parere dopo parere, si va completando. Questo consentirà al presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, che ha esplicitamente richiesto la documentazione al ministro, di esercitare la facoltà che la costituzione gli attribuisce, attribuisce a lui solo, di concedere l'eventuale provvedimento di grazia, sia per Sofri che per Bompressi, il quale la domanda l'ha avanzata direttamente. La "questione Sofri" è tanto più ingombrante quanto più la classe dirigente del paese ritarda, perché non è in grado di farla, la riflessione intorno alla rottura generazionale e politica del '68 e degli anni settanta. E' riuscita a considerarla solo una questione di terrorismo e di pentitismo in cambio della fine della pena. "La meglio gioventù" ci ha restituito una realtà più profonda, più complessa e assolutamente ricca esistenzialmente ed eticamente, e mi auguro che molti giovani vedano questo film. A Sofri viene fatto pagare il conto di questa generazione e il fatto che, dopo processi e sentenze tanto contraddittorie quanto contrastanti, lui si sia consegnato al carcere di Pisa pur proclamandosi innocente, lo colloca fuori dai registri del pentitismo/condono e lo assegna alle strumentalizzazioni di partito. Così è costretto non solo in carcere ma anche ad essere un simbolo ad uso e consumo degli schieramenti politici. Il fatto che Castelli lo metta in compagnia di altri simboli giustificatori per la Lega Nord quali i terroni, i migranti, ecc., credo che possa essere l'unica cosa che gli faccia piacere. La grazia per Adriano Sofri è costituzionalmente matura e il parlamento l'ha trasversalmente sostenuta, non c'entra nulla per la Costituzione il fatto che lui non la chieda perché si proclama innocente quale è. Più che inquietarci per i pareri di Castelli, Gasparri e Giovanardi, ci dobbiamo augurare che il presidente Ciampi faccia tesoro della dignità e del rispetto con cui la famiglia Calabresi ha affrontato il contorto svolgimento giudiziario, che si è sviluppato a partire dalla tragedia che li ha colpiti e che poi ha colpito anche Sofri.