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Data: 10 dicembre 2007

Inquinamento atmosferico - Dimostrata la correlazione tra malformazione feto e smog

di Chiara Cremascoli e Sara Galletti
Secondo una ricerca dell'Università della California a Los Angeles (Ucla),
pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica “American journal of epidemiology”, l'inquinamento dell'aria aumenta il rischio di malformazioni al feto.
E' la prima volta che si dimostra il legame tra il livello di avvelenamento atmosferico e l'incidenza di nascite di bambini con malformazioni.
Lo studio prende in esame dati dal 1987 al 1993 nei distretti di Los Angeles, Orange, San Bernardino e Riverside e mette in relazione i dati rilevati da 30 stazioni ufficiali di monitoraggio ed eventuali handicap fisici dei 9000 nascituri del periodo, figli di donne residenti nelle zone prese in esame.
Il periodo critico per l'esposizione ad agenti inquinanti sarebbe il secondo mese di gravidanza, tra la quarta e l'ottava settimana nella fase critica per lo sviluppo del feto. Lo studio rivela che maggiore è la permanenza della madre in aree ad alto tasso di inquinanti atmosferici, maggiori sono i rischi che il bambino presenti gravi problemi al cuore o ad altri organi vitali. In particolar modo due risultano essere gli elementi dannosi: l'ozono che si crea negli strati bassi dell'atmosfera in relazione alle emissioni inquinanti di biossidi di azoto dei veicoli e dei camini di industrie e centrali, e l'anidride carbonica (Co2). Secondo le statistiche dei ricercatori americani le donne che vivono in zone sofferenti hanno un tasso di rischio di partorire neonati cardiopatici o con malformazioni all'aorta polmonare tre volte superiore a donne che abitano in zone dove l'aria è pulita.
Un ulteriore studio, pubblicato nel 2004 sulla rivista scientifica “Occupational & Environmental Medicine”, riporta i dati di una ricerca effettuata dal Prof. Sylvaine Cordier e della sua équipe dell' istituto nazionale della salute e della ricerca medica di Rennes, ricerca svoltasi nella regione francese di Rhone Alhpes. In questo caso si prendono in esame non solo gli effetti della vicinanza di strade ad alta percorrenza con elevate emissioni tossiche in atmosfera, ma anche comunità che vivono in prossimità di inceneritori municipali di rifiuti solidi, i quali contribuiscono ad aumentare nell' ambiente il carico di sostanze che contengono diossine e metalli (come cadmio, piombo e mercurio) che si accumulano nel suolo e nel cibo per diversi anni.
Lo studio è stato fatto su un totale di 2879 comunità nella regione, tra cui sono state selezionate 2872 con meno di 5000 abitanti. Le malformazioni, raccolte direttamente dai registri medici, sono state divise in quattro categorie: minori, cromosomiche, monogeniche e altri maggiori anomalie di origine sconosciuta o multifattoriale. Un eccesso di anomalie è stato riscontrato soprattutto in questa ultima categoria, evidenziando il fatto che la maggior parte delle nascite proveniva da quelle comunità considerate più esposte alle emissioni degli inceneritori (che tra l'altro presentavano la maggiore densità di popolazione rispetto alle altre prese in esame) e per lo più attraversate da traffico pesante (si calcola il transito di più di 50 000 veicoli al giorno). I rischi di anomalie nel nascituro riguardavano malformazioni facciali e displasie renali, anomalie cardiache e anomalie della pelle (angiomi e nevi). Il risultato di questo studio porta quindi alla seguente discussione: nel registrare i tassi di malformazione, le anomalie congenite non erano significativamente più presenti in quelle comunità esposte ad emissioni nocive di polveri e metalli rispetto alle non esposte.
Si tratta invece di segnalare la presenza di un numero eccessivo di anomalie maggiori sempre riferibili a nascituri presenti in quelle comunità a rischio di inquinamento atmosferico da emissioni di inceneritori e da traffico pesante.