La proposta di legge di governo del territorio appare sempre più come una torta che non lievita. Le “Linee Guida” lasciavano intravedere un disegno ambizioso: affermare il modello lombardo anticipando la nuova legge urbanistica nazionale, da tempo in gestazione. Man mano che si susseguono le proposte di articolato (a dire il vero molto ondivaghe e diverse tra loro), si intravedono limiti ed emergono perplessità.
Venendo ai contenuti della proposta di legge, è un dato di fatto che tra le leggi urbanistiche di seconda generazione, quella lombarda sembra allontanarsi sempre più dall'articolazione degli strumenti di pianificazione (Piano Strategico e Piano Operativo) indicati anche dall'I.N.U. L'intento principale è quello di coniugare la pianificazione con l'urbanistica negoziata. Si afferma la sussidiarietà verticale ma non si introduce il metodo della concertazione fra Comuni, Province e Regione per alcuni aspetti essenziali. Infine, vi è poco spazio e scarse novità per quanto attiene la partecipazione dei cittadini ai processi decisionali in materia urbanistica: ci si affida ancora al meccanismo delle osservazioni, dimezzandone i tempi.
Preoccupa, in particolare, questo tentativo di leggere il principio di sussidiarietà come una sorta di abbandono dei comuni al loro destino, quasi come se il territorio, più di ogni altra realtà, non costituisse un'unica entità, che al di là dei confini amministrativi, abbisogna di chiavi di lettura omogenee, ma soprattutto di riferimenti certi. Vi è, inoltre, una certa approssimazione sul piano squisitamente giuridico (alcune definizioni sono appena accennate dalla legge) ma, soprattutto, si intravede il grave rischio, per quanto riguarda la sostenibilità ambientale, di dover affrontare un lungo periodo di “vacanza legislativa” (la Giunta regionale si dà sei mesi di tempo dopo l'entrata in vigore della legge, ma ne serviranno molti di più, per dettare criteri e modalità in materia di valutazione ambientale strategica), con il rischio di compromissioni territoriali irrimediabili.
Concludendo, si intravede da parte della Giunta uno sforzo tutto teso alla ricerca di un equilibrio (forse solo apparente) tra principi contrapposti (tutela ambientale e sviluppo; pianificazione e flessibilità di intervento; interesse pubblico ed iniziativa privata) che stenta ad affermarsi. Tutto ciò rende necessario un duro lavoro in Commissione Territorio, proprio al fine di verificare se si può intervenire su questo tessuto normativo, ponendo rimedio alle contraddizioni ed ai limiti che lo stesso evidenzia, oppure se si dovrà optare per una proposta completamente diversa.