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Data: 10 dicembre 2007

Idrogeno - La svolta pulita, decentrata e democratica di Massimo Scalia

Il salone dell'automobile di Tokyo si è aperto qualche settimana fa all'insegna dell'innovazione tecnologica: l'auto a idrogeno. Tutte le marche giapponesi sono scese in lizza accanto a General Motors, Ford, Chrysler, Bmw e Mercedes, che già da tempo hanno realizzato degli interessanti prototipi e che sono pronte a presentarsi sul mercato nei prossimi anni.
Un futuro a idrogeno? Sembrerebbe proprio di sì, e non solo per l'automobile.A oltre duecento anni da quando Lavoisier lo “battezzò” (ma era già stato usato prima per le mongolfiere) il combustibile in assoluto più pulito (“bruciato” dall'ossigeno produce acqua) appare avviato a divenire uno dei leit-motiv del XXI secolo, aldilà dei notori vantaggi energetici e ambientali. L'idrogeno non è davvero una novità. Oggetto di una miriade di realizzazioni industriali sull'arco degli ultimi due secoli, oggi esso viene prodotto su larga scala (circa 50 milioni di tonnellate all'anno) per il trattamento di oli, grassi e come materiale base per la produzione di benzina, fertilizzanti, plastiche e anche medicinali. Questo gas, inodore e incolore, pur abbondantissimo in natura non è però libero, nonè cioè una fonte energetica “primaria” come il petrolio, il carbone, il gas naturale, le energie idrica, eolica, solare. Esso, come l'energia elettrica, va prodotto: è quindi un “vettore”, che condivide col vettore elettricità molte caratteristiche attraenti, dalla pluralità dei modi e delle fonti da cui si può ottenere - sottraendosi pertanto all'ipoteca di “cartelli” geopolitici - alla capillarità della distribuzione. L'idrogeno ha poi due vantaggi: può, al contrario dell'elettricità, essere accumulato e stoccato, utilizzato quindi quando serve; e, in quanto combustibile, viene già sperimentato da alcuni anni per gli aerei (Tupolev, Daimler Chrysler), ed è difficile pensare a un motore elettrico che spinga un jet. Questi accenni fanno capire che la questione dell'idrogeno va ben aldilà delle pur importanti applicazioni nel settore automobilistico.Oggi, ad esempio, sono già in commercio fuel cells, celle a combustibile, per la produzione di elettricità con potenze da 150 chilowatt a oltre 1 megawatt, in grado di soddisfare sia la domanda commerciale e residenziale che quella industriale. Le celle a combustibile sono dispositivi elettrochimici (il loro principio di funzionamento fu scoperto oltre un secolo e mezzo fa da Sir William Grove) che convertono l'energia liberata da una reazione chimica direttamente in energia elettrica; oggi, a fronte dell'ampia molteplicità di usi possibile, si sta affermando la micro-cogenerazione, la produzione combinata cioè di elettricità, con rendimenti superiori al 50%, e di calore, circa il 25%, per la gamma di potenze appena sopra indicata. Ovviamente le celle a combustibile sono già sperimentate come motori elettrici per le autovetture, costituendo in tal modo un'altra opzione per l'uso dell'idrogeno nell'autotrazione, rispetto all'utilizzarlo direttamente come combustibile. Il problema allora diventa come accedere agli enormi quantitativi di idrogeno presenti in natura, cioè: come produrre idrogeno' Oggi il modo dominante è estrarlo, attraverso processi chimico-fisici, dagli idrocarburi. Questa via può però solo essere una transizione, se ci si vuole affrancare dalla dipendenza dal petrolio; problema, questo, che secondo stime internazionali ampiamente condivise diverrà urgente entro i prossimi vent'anni, cioè domani dal punto di vista della programmazione energetica. Due le strade che si possono imboccare: l'energia elettrica necessaria alla produzione dell'idrogeno si può ottenere dall'energia nucleare o dall'energia solare (da tutte le fonti rinnovabili che, in ultima analisi, dipendono dal sole). Non è qui la sede per ripetere tutte le argomentazioni tecnologiche, economiche, sociali ed ambientali che sconsigliano la scelta nucleare, il cui rilancio è oggi patrocinato anche da alcuni esponenti dell'attuale governo. E' sufficiente riferirsi ai documenti ufficiali. “Generation IV”, il programma intrapreso da nove Paesi, Stati Uniti in testa, prevede solo per il 2030 la possibile introduzione commerciale di nuove centrali atomiche in grado di tentare la sfida con l'accettazione sociale dei rischi connessi al nucleare. Il 16 giugno di quest'anno il gruppo ad alto livello istituito dalla Commissione europea ha presentato il suo rapporto sull'idrogeno e le pile a combustibile proponendo un'Agenda e una strategia europea che guidi la transizione, nell'arco di 20 - 30 anni, verso un'economia “a idrogeno”. Sono due strategie incompatibili sia per l'impegno economico e organizzativo che richiedono, sia per le diverse prospettive e il contesto di realizzazione. Quali le ragioni a favore dell'accoppiata energia solare-idrogeno' Non si tratta solo del motivato no al nucleare; prevalgono, e di gran lunga, gli aspetti positivi. Infatti, la strategia richiesta dal documento europeo si inserisce nell'ambito di scelte tecnologiche e industriali innovative e sostenibili; ha senso solo nel contesto generale di una forte promozione di tutte le fonti rinnovabili e di un serio impegno nelle politiche di uso efficiente ed appropriato dell'energia; rappresenta, in rapporto agli elevati investimenti che configura, ricadute occupazionali assai più significative che non il nucleare. Si tratta insomma di un'economia industriale, con forti connotazioni manifatturiere, che, integrandosi nel grande comparto energetico, rappresenterebbe per il nostro Paese un formidabile argine a quel declino che il governo Berlusconi sta così ben cavalcando. Infine, come non ricordare che il premio Nobel Carlo Rubbia sta già da alcuni anni riproponendo, con tutta la sua autorevolezza scientifica, quello che vent'anni fa era stato il sogno degli ecologisti: l'enorme potenziale solare delle regioni del Mediterraneo come colossale riserva da utilizzare per il fabbisogno energetico di tutti i Paesi che vi si affacciano. Un grande progetto di energia sostenibile, di innovazione tecnologica, di risposta a bisogni sociali ed economici tra le due sponde del Mediterraneo è, insomma, possibile. E, anche per questo, sarebbe più che auspicabile che l'economia “solare - idrogeno” divenisse una qualificante proposta programmatica dell'Ulivo.