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Sito denuclearizzato

Data: 10 dicembre 2007

Nucleare - I veri costi della fissione dell'atomo di Tazio Borges

Tutte le tecnologie hanno una loro vita: nascono, maturano, invecchiano e alla fine muoiono, soppiantate da nuove tecnologie, generalmente più performanti e meno costose. La tecnologia nucleare non sfugge a questa regola.
Nata in funzione di complemento militare, questa tecnologia utilizza Uranio arricchito, sfruttando gli stessi impianti usati per le bombe atomiche. Si è poi evoluta fino ai “breeder reactors”, detti anche autofertilizzanti, che fornendo come “sottoprodotto” Plutonio, avrebbero dovuto rendere disponibile materiale fissile a volontà per i militari. Ne è un esempio il Superphénix francese, tramutatosi poi in un disastro economico, stimato in 20.000 miliardi delle vecchie lire dalla Corte dei Conti francese, e che probabilmente i cugini d'oltralpe stanno ancora pagando con le loro tasse (e anche noi, visto che l'Enel deteneva il 33% dell'accrocchio). Tuttavia, la peculiarità del nucleare consiste nel fatto che tutta questa tecnologia, alla fine della fiera, serve a scaldare una enorme pentola d'acqua, dalla quale estrarre del vapore che va ad alimentare una turbina con un rendimento che a malapena arriva al 35%. Banalizzando e volgarizzando potremmo dire che la tecnologia nucleare consiste nella tecnologia delle Grandi Pentole. Con un piccolo dettaglio: che le scorie di questo sistema non le vuole alcuno.Gli attuali cicli combinati a gas, invece, marciano allegramente verso rendimenti del 60%; gli impianti di cogenerazione arrivano a rendimenti globali, elettricità e calore, vicini al 90%; le celle a combustibile si apprestano a divenire una realtà che sconvolgerà il mercato dell'energia; gli impianti eolici ormai producono energia a costi concorrenziali; interi continenti sono pronti a fare da laboratorio operativo per l'intero ciclo di quella economia all'idrogeno pronosticata da Jeremy Rifkin. Nonostante ciò stuoli di politici, attorniati da improvvisati esperti energetici e vecchie cariatidi che hanno vissuto l'effimera stagione dell'atomo “made in Italy”, invocano il ritorno al nucleare. Eppure è dal 1997 che in un paese a vera economia di mercato non si realizza più una centrale nucleare. British Energy, il colosso del nucleare che produce quasi un quarto dell'energia elettrica britannica, nel 2002 ha registrato perdite per circa 6 miliardi di euro e il governo ha dovuto intervenire con un prestito straordinario di 650 milioni di sterline e l'esenzione dall'oneroso pagamento per la manutenzione degli impianti. I contribuenti britannici dovranno pagare 200 milioni di sterline all'anno per i prossimi 10 anni. Il costo di produzione dell'energia nucleare inglese è infatti di 21,70 sterline per megawattora, contro un prezzo di vendita di 18,30 sterline per mwh. Prezzo che grazie ai nuovi cicli combinati a gas è sceso nel 2003 ancora del 10% fino a toccare recentemente le 16 sterline per mwh. Ma come, in Italia abbiamo quintali di esperti che sostengono che il nucleare è praticamente gratis. Perché non li segnaliamo a Tony Blair per risolvere i problemi del nucleare britannico?