monguzziSaponaro

Chi siamo

Storia del Gruppo Verdi in Consiglio Regionale della Lombardia

Carlo Monguzzi

Marcello Saponaro

Contatti

Attività del Gruppo

Vertenze

Tematiche

Dossier

Comunicati stampa

Attività istituzionali

Appuntamenti

Ecoappunti

L'archivio di Ecoappunti

I Fondamentali

Costituzione della Repubblica Italiana

Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo

Protocollo di Kyoto

Carta Globale dei Verdi

Normativa

Selezione (arbitraria) delle normative vigenti

Collegamenti

Altri collegamenti


Iscriviti alla newsletter del Gruppo Regionale

Cerca


Sito denuclearizzato

Data: 10 dicembre 2007

Bocciato il piano energetico del governo Berlusconi di Alfonso Pecoraro Scanio

Quella appena passata è stata una delle stagioni estive più calde e torride degli ultimi decenni e, almeno in Francia e in Italia, verrà ricordata sicuramente come quella che ha mietuto, a tutt'oggi, più vittime tra gli anziani. Questi eventi, ed altri poco incoraggianti scenari, erano già stati prospettati dagli esperti dell'IPCC la prima metà degli anni ‘90, uno dei tanti segnali di quei cambiamenti climatici di cui tutti parlano e per fermare i quali si è fatto poco o niente.
Ci si aspetterebbe che di fronte alla tragica prova provata degli effetti devastanti che il dissennato uso di combustibili fossili sta causando, l'azione dei governi fosse adeguata quantomeno a soddisfare gli impegni sottoscritti con la ratifica del Protocollo di Kyoto, uno strumento i cui obiettivi sono oramai da tutti giudicati insufficienti. La delibera Cipe del dicembre 2002 approvata dal governo italiano e diventata legge dello Stato (numero 120 del 2002) fa il punto sull'attuale situazione italiana per ciò che concerne le emissioni di gas serra ed individua le strategia per il loro contenimento per rispettare il protocollo. Da questo documento si dovrebbero individuare le strategie complessive che riguardano il nostro sistema energetico ma, a ben guardare, si dimostra un piano molto incentrato sull'uso di quei “meccanismi flessibili” introdotti nel Protocollo che consentono di poter aggirare la necessità di tagliare realmente le emissioni. Dal computo complessivo, infatti, si vede che il nostro paese deve ridurre le emissioni di circa 93 milioni di tonnellate di CO2 entro il 2008-2012, la maggior parte delle quali verrà recuperata favorendo il rimboschimento, aiutando le imprese dei paesi in via di sviluppo a costruire impianti industriali più efficienti e acquistando i crediti di emissione a disposizione dei paesi le cui emissioni sono inferiori a quelle che il Protocollo ha assegnato loro. Non c'è, nella delibera, nessun serio piano di contenimento dell'uso dell'energia, cosa che andrebbe contro i principi del libero mercato che, al contrario, sta incentivando l'installazione di forniture domestiche di 4,5 kwh a fronte degli attuali 3 kwh. Alle energie rinnovabili viene assegnato un esiguo potenziale di 3.200-4000 mw che porterebbero ad un risparmio di circa 8-10 milioni di tonnellate di CO2, a fronte di un potenziale eolico di circa 13.000 mw in attesa di essere installate, e di un potenziale fotovoltaico derivante, secondo l'agenzia internazionale sull'energia, dai circa 1000 km2 di facciate e tetti utilizzabili che potrebbero garantire fino a 127 Twh/anno, una quantità sufficiente a coprire circa il 45% dell'intera domanda nazionale. Al contrario, oltre ad incentivare il consumo, vari rappresentanti di Governo hanno già espresso le loro linee d'intervento: più centrali alimentate a carbone, cui viene attribuito l'aggettivo “pulito” non per merito (resta infatti il combustibile fossile che emette più CO2 a parità di energia) ma come risultato di una politica di maquillage avviata dal governo di centro sinistra e degnamente completato da quello attuale, e un po' di nucleare prodotto con tecnologia italiana ma con centrali localizzate in qualche affamato paese dell'Europa dell'Est. È probabile che l'Italia non sia l'unico paese a mettere in piedi un piano energetico che fa solo finta di preoccuparsi del futuro del pianeta, ma di certo è che in questo caso il mal comune non può certo essere considerato un mezzo gaudio.