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Data: 10 dicembre 2007

Europee. Meglio un partito verde forte come in Germania

di Marcello Volpato
In un'intervista rilasciata al quotidiano Europa il direttore generale di Legambiente Francesco Ferrante apprezza, a livello personale, lo sforzo di unificare sotto un'unica bandiera il polo riformista e invita i Verdi a pensarci su. Credo che sia utile che comincino a rimettersi in gioco quelli che ormai possiamo definire i riformisti: è giusto che comincino a pensare a un nuovo contenitore che semplifichi agli occhi degli elettori l'affollata scena politica del centrosinistra. Molti Verdi spero che stiano facendo il tifo perché si realizzi quel progetto, anche se sarà una operazione delicata. I Verdi credono, invece, che non sia giusto, come chiede Ferrante, diluire in questo momento il loro “simbolo” in una cosa più ampia: il motivo è che, semplicemente, oggi, nelle istituzioni, a differenza di ciò che accade nella società, non c'è nessuno che riesca a fare della questione ambientale il principio ispiratore di ogni azione o atto. Che poi si faccia bene o male è un altro conto. Su molte vicende l'opinione pubblica (grazie anche alla stampa e alla tv che la informano), quando è il momento di votare, e se ha un po' di sensibilità e attenzione verso i temi decisivi per le sorti dell'ambiente e della qualità della vita, ottiene informazioni articolate e strutturate su cosa è stato fatto di buono o di sbagliato, solo da chi fa del “verde”, con poche declinazioni, la sua missione. Per come la vedo io la partecipazione è in diminuzione: certo, ci sono i girotondi, i forum, i movimenti, le associazioni ma queste organizzazioni, e soprattutto i partiti, attraggono sempre meno persone nella partecipazione attiva: la partecipazione in politica oggi avviene in gran parte dei casi solo in cabina elettorale. Credo che debba essere oggetto di impegno per un partito ambientalista e di sinistra mettere in campo delle iniziative per stimolare la partecipazione attraverso tanti canali. Ma è lecito non farvi eccessivo affidamento, puntando buona parte delle risorse nei settori che permettano agli elettori di essere più correttamente informati. I Verdi, sotto una direzione intelligente, dovrebbero rimanere tali, lavorare perché l'Ulivo diventi finalmente qualcosa di più di un semplice cartello elettorale e fare da polo di attrazione per tante buone energie costruttive (quelli che non dicono solo no, per intenderci) che stanno anche nella parte più radicale dello schieramento. Guardando però non solo in quella dire- zione: i Verdi sono appetibili, come luogo, anche a chi sta nei partiti più moderati. Io credo che tanta gente che milita o gravita attorno ai partiti del centrosinistra vedrebbe di buon occhio un rassemblement di questo tipo, anche se comunque presenta degli aspetti complicati da diversi punti di vista, ad esempio quello simbolico (il “marchio” per molti significa storia, appartenenza). E' una strada percorribile, però. In Europa e in tanti paesi della Ue, i Verdi hanno una loro missione e una collocazione chiare. Il gruppo a Strasburgo è uno dei più coesi ed efficaci dal punto di vista del pungolo e anche della proposta. In Germania governano da anni e il consenso è sempre notevole. Che i Verdi in Italia crescano e si strutturino in modo efficace è interesse di tutti. Del centrosinistra, anche per una questione legata alla divisione del lavoro, e anche di chi sta fuori dal sistema istituzionale, perché in una formazione ecologista può trovare più attenzione su come rendere sempre più centrale, in molti più ambiti della vita sociale, economica e politica, la questione ambientale.