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Data: 10 dicembre 2007

Giardino degli aromi

Una famiglia numerosa e composita
di Aurora Betti
Ancora in tarda estate e in autunno l'infiorescenza dell'achillea – che ha addolcito l'amaro sapore delle sue foglie – ci segue fino ai prati di alta montagna, la stella alpina inaccessibile e lattea si gode indisturbata il suo posto al sole sulle rocce calcaree, il girasole ha ormai maturato i semi oleosi, i capolini gialli dell'assenzio sono finalmente fioriti sui racemi dritti e verticali negli azotati terreni pietrosi. I cardi svettanti piante nelle steppe soleggiate o in montagna su terreni poveri e secchi cominciano a seccarsi insieme ai loro capolini gialli, bianchi, rosavioletto o porpora a seconda della specie: che sia il cardo mariano, il cardo santo, l'acanzio… Le dalie continuano imperterrite nella loro infiorescenza desiderando sole e acqua, mentre gli aster rafforzano la fioritura in autunno e fino alle prime gelate sbocciano i crisantemi “fiorente d'oro” e per nulla tombali. La perfezione si esprime nel capolino delle composite, la forma-fiore più compiuta che ci fa presagire ulteriori evoluzioni dell'essere vegetale. In primavera nei prati freschi ecco di nuovo il fiore giallo del tarassaco, ci ricorda l'inizio e la necessità del rinnovamento e la particolarità del giallo del suo capolino come la pianta può purificare il nostro laboratorio chimico interno; la farfara appare lungo i fossati al primo sole di marzo ed esprime la sua necessità creatrice con piccoli fiori solari sul fusto eretto, cotonoso, sfumato di rosso, poi la margheritina appare nell'acidità del terreno a pascolo, sugli assolati e freschi pendii ecco il raggiante e perfetto capolino della calendula che continuerà a sbocciare senza posa, resinosa vulneraria e lussuosa. Dunque le piante delle composite ci accompagnano tutto l'anno. In estate fiorisce la possente arnica sui pascoli silicei e luminosi di alta montagna, risoluta pianta dei grandi traumi fisici e psichici solo a quell'altezza può crescere e fiorire per poter raccogliere in sé la forza di guarigione. Poi la camomilla umile e fortificante di piante deboli e malaticce oltre che rasserenante del nostro sistema neurovegetativo, la verga d'oro la snella riparatrice di ferite, il senecione, e soprattutto lungo i fiumi l'eupatorio abbondante aerea fioritura rosa-violetto, odore aromatico che si confonde con l'acquitrino, aiuta il fegato a riordinare i liquidi nel nostro corpo. La cicoria sui sentieri con l'intenso blu dei fiori e la natura ricostituente, mentre le lattughe sono pronte negli orti. Le piante della famiglia delle composite sono erbacee o piccoli cespugli, non si lignificano nel tronco di un albero protese come sono a portare a compimento la sottile disposizione floreale, a dare forma adeguata all'idea di fiore. Piante di grande interesse perché sono medicinali, orticole, frutticole e ornamentali in gran misura, Cosmopolite, rifuggono solo il profondo nord e le zone tropicali, si trovano anche sui terreni salini. Una famiglia, 1.000 generi, 20.000 specie, amano luoghi soleggiati, sono composite e semplici.