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Sito denuclearizzato

Data: 10 dicembre 2007

Visti dal centrosinistra. Intervista a Gianni Confalonieri

di Manuela Della Nave
Lo sguardo del capogruppo di Rifondazione Comunista in Regione Lombardia sui Verdi.
Qual è la tua opinione sul ruolo che rivestono nella vita politica europea e italiana?
Mi sembra indubbio che nel panorama internazionale, come in quello italiano, i Verdi abbiano segnato una presenza importante, costruendo con la società un rapporto diretto capace di rendere evidenti, e centrali nella discussione politica, le questioni ambientali. Mi sono spesso chiesto, però, la ragione che, in particolar modo in Italia, ha consegnato al partito dei Verdi una forza politico-elettorale apprezzabile ma certamente molto al di sotto rispetto alla valenza sociale della “questione ambientale”. Non azzardo una risposta approfondita, ma voglio palesare una sensazione di grande fastidio nel constatare che, soprattutto nel nostro Paese e nella nostra regione, l'enorme diffusione e radicalità delle battaglie ambientaliste non abbia saputo fare selezione nei referenti politici. Oggi ogni forza politica di destra, centro o sinistra, ogni maggioranza istituzionale, ogni associazione imprenditoriale, commerciale, sindacale o sociale si sente un po' verde, ha la propria commissione ambientale, produce trattati, libri azzurri a difesa, spesso solo virtuale, dell'ambiente. E' come se, a differenza della questione del lavoro, dello stato sociale, della giustizia, dell'istruzione, nella politica partitica o istituzionale la “questione della qualità dell'ambiente” possa essere considerata a disposizione di tutti e quindi gestita trasversalmente da ciascuna forza o schieramento politico. E' così che, a mio parere, la forza dell'ambientalismo sociale si interrompe, si perde, si disperde nella sua proiezione politica.
Il rapporto con i movimenti e la condivisione delle battaglie per i diritti rappresentano il terreno che più avvicina i Verdi al Prc. Ritieni che la costruzione di un possibile percorso comune passi da qui?
Me lo auguro sul serio, perché c'è un modello di società da costruire se vogliamo davvero contrastare con efficacia la globalizzazione dei potenti della terra e il modello dei potenti di casa nostra. E' una battaglia che si deve avverare nella società, animando passioni ed energie capaci anche di spingere la politica a cambiare. E' una battaglia in corso, sostenuta dalla straordinaria forza espressa dai movimenti nel nostro Paese e nel mondo. Indubbiamente tra noi e i Verdi si è realizzata una grande sintonia in questa impresa. Penso, per esempio, alla comune esperienza contro la guerra, oppure a quella per i referendum su articolo 18 ed elettrosmog. Pur nella sconfitta ha determinato un'intesa profonda rispetto alla scelta di un modello, che ha nella difesa del welfare e della qualità della vita gli elementi centrali di riferimento. Manca però un passaggio fondamentale. Questi percorsi comuni, riconoscibili in maniera tanto evidente nell'ambito delle lotte sociali, si stemperano poi nella dimensione politica. E a parlare di tale incongruenza è, in primis, la collocazione stessa dei Verdi e di Rifondazione, gli uni all'interno dell'Ulivo, gli altri fuori. Penso invece che oggi i tempi siano ma- turi per costruire un percorso comune in grado di rendersi esplicito non solo nella sua dimensione sociale e di radicalità, ma anche e soprattutto in quella politica.
Nel rapporto che sperimenti quotidianamente tra il Prc e i Verdi in Regione Lombardia, questa tua convinzione trova conferma?
Direi proprio di sì. Se qualcuno mi chiedesse quale situazione, durante questi anni in Consiglio regionale, abbia messo in luce differenze sostanziali tra noi e i Verdi, sarei davvero in difficoltà a rispondere. Certo, l'ipertrofia e la prepotenza del governo di Formigoni rappresentano innegabilmente un cemento di sicura efficacia per le opposizioni.Ma è anche vero che pure nel merito, le grandi battaglie, dalla sanità alla scuola, dai trasporti all'urbanistica, hanno evidenziato una sintonia di fatto.
T ra poco più di un anno i cittadini lombardi saranno chiamati a rinnovare il governo regionale. In previsione di questa importante scadenza elettorale, quale ritieni possa essere il contributo dei Verdi sul terreno delle proposte comuni?
A fronte dell'esperienza positiva di questa legislatura, credo innanzitutto che vada riconfermata la necessità di una alleanza forte, all'interno della quale tutte le componenti dell'opposizione di centrosinistra devono trovare non solo una collocazione di pura geometria politica, ma anche uno spazio effettivo di azione sulla base di un'intesa programmatica di alto profilo. E in tale contesto, ritengo che i Verdi debbano continuare ad apportare elementi fondamentali alla costruzione di un modello politico davvero alternativo all'arroganza quotidiana squadernata in questi anni dalle destre, un modello che ponga al centro i diritti primari di chi vive nella nostra regione e le sacrosante istanze di giustizia sociale.