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Data: 10 dicembre 2007

Blackout Il buio era evitabile

Il blackout in Lombardia e in Italia poteva essere evitato. Sono gravi le responsabilità del Gestore della rete nazionale, del governo nazionale e di quello lombardo. In Lombardia il blackout non ci sarebbe stato se le centrali esistenti non fossero state spente: impianti progettati per funzionare 24 ore su 24 per 300 giorni all'anno, sono in funzione per soli 3 – 4 mesi l'anno. Il Grtn dà il via libera ad acquisti energetici al più basso costo, affidandosi, come nel caso dei giorni feriali di bassi consumi, esclusivamente all'importazione da Francia e Svizzera. A noi non sembra un buon operato: nessuna precauzione è stata presa per prevenire incidenti simili, mentre mancano all'appello le centrali di riserva, e qualcuno dovrebbe spiegarlo agli italiani perché pagano 450 milioni di euro all'anno per centrali che al momento del bisogno non funzionano. Il ministro Marzano e la Regione Lombardia, che nulla hanno avuto da ridire al Gestore della rete per le gravi inefficienze, risolvono tutto pensando solo a nuove centrali. Dell'impegno a rispettare il protocollo di Kyoto, che chiede di ridurre le emissioni responsabili dell'effetto serra e del conseguente riscaldamento del pianeta, del risparmio energetico e dello sviluppo delle fonti rinnovabili a Berlusconi e a Formigoni importa quasi nulla. La Regione Lombardia fa da semplice spettatore e in più brancola nel buio per quel che riguarda il calcolo vero del fabbisogno energetico regionale: “Il piano lombardo elaborato dalla Giunta – dice Carlo Monguzzi, consigliere dei Verdi - è impreciso e contiene degli errori grossolani: basta leggere a pagina 40 del documento (Piano energetico regionale del marzo 2003) per rendersene conto: nel documento si legge che il fabbisogno energetico nel 2000 è stato di 62 297 GWh, mentre il consumo effettivamente erogato è stato di 32 752 GWh. Per la Regione la percentuale del deficit energetico è del 38%, un dato clamorosamente sbagliato”. Sulla base di questi calcoli naif, la Regione ritiene necessarie l'installazione di nuove centrali per un totale di 6100 MW di potenza, sufficienti a produrre 29 545 GWh di energia. Nella delibera 14166 dell'8 agosto 2003 questa potenza è così ripartita: 2000 MW dal ripotenziamento di centrali esistenti (Tavazzano, Turbigo, Ponte sul Mincio); 2800 MW da centrali già autorizzate e cantierizzate (San Nazzaro de' Burgundi – Pv -, Mantova,Voghera – nel pavese, pende ricorso al Consiglio di stato presentato da agricoltori e ambientalisti - , Casei Gerola); 1300 MW da centrali non ancora autorizzate ma che la Regione Lombardia indica come prioritarie a Bertonico (Lodi), Spinadesco (Cremona); Offlaga (Brescia). La centrale di Casei Gerola, pur autorizzata è in forse, la Regione vorrebbe però recuperare 800 MW da qualche altra parte. Un giudizio va espresso: è pazzesco costruire tre centrali in un territorio limitato come nel pavese – a Sannazzaro dei Burgundi, a Voghera, a Casei Gerola - è criminale riproporre la stessa logica di concentrazione di centrali nel lodigiano- dopo il potenziamento di Tavazzano aggiungere anche la centrale di Bertonico- e infine le localizzazioni di Spinadesco e di Offlaga che non paiono le più azzeccate. Per non parlare della mancanza, nei progetti della Regione, di risparmio energetico e rinnovabili:“ Con l'aumento del consumo di energia elettrica del 4% annuo – dice ancora Monguzzi -, anche costruendo tutte le centrali di Formigoni, avremo bisogno di costruire una grossa centrale da 600 MW ogni anno per i prossimi 30 anni. Bisogna invertire la tendenza, attivando forme spinte di risparmio negli usi finali”. Quanto alle rinnovabili, “le semplici ipotesi” del Pirellone parlano di un aumento di solare ed eolico che al 2010 sarà equivalente a meno di un millesimo dei consumi: 70 GWh su 78 mila stimati.

M.V.