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Data: 10 dicembre 2007

Cambiamenti climatici. A dicembre a Milano la conferenza delle Nazioni Unite

di Marcello Volpato
L'Italia invece di diminuire le emissioni di anidride carbonica per contrastare l'effetto serra, le aumenta. La Lombardia, nel suo piccolo, si fa per dire, pure. In base al protocollo di Kyoto del 1997 il nostro Paese dovrebbe invece abbattere le emissioni di 6,5% rispetto al 1990. L'anidride carbonica però è salita, secondo dati del ministero dell'Ambiente, del 6%. Le politiche messe in atto dall'esecutivo Berlusconi, e dal governo Formigoni in Regione, non sembrano proprio in grado, purtroppo, di invertire questa tendenza.
A Marrakesh ridimensionati gli obiettivi Con queste pessime credenziali l'Italia ospiterà a Milano dall'1 al 12 dicembre la nona conferenza delle parti sui cambiamenti climatici. L'appuntamento giunge dopo la conferenza di Nuova Delhi, ma è in quella precedente, svoltasi a Marrakesh, che si è raggiunto un compromesso al ribasso secondo le principali organizzazioni ambientaliste mondiali riunite sotto il cartello del Can (Climate action network). I principali nodi non sono ancora stati sciolti. Ad esempio il tema delle sanzioni da comminare agli stati che non si adeguano agli impegni di riduzione. Non c'è ancora nessuna certezza, anche se si parla di cifre considerevoli, dai 40 ai 100 euro per ogni tonnellata di anidride carbonica non evitata in base agli impegni presi. E' stato poi ridimensionato l'obiettivo di riduzione dei gas serra (anidride carbonica in particolare) e in generale sono stati allentati gli strumenti per raggiungere tale obiettivo. La Russia ratifica? Sì, anzi no…boh! Ma la madre di tutte le incertezze è costituita dall'entrata in vigore o meno del protocollo sottoscritto in Giappone alla fine del secolo scorso: mentre scriviamo, la Russia non ha ancora detto se ratificherà o meno il protocollo di Kyoto. Una incertezza non da poco, che probabilmente sarà sciolta nel 2004, dopo le elezioni politiche russe di fine 2003 che rinnoveranno il parlamento di quel Paese, la Duma. Il nodo principale della mancata adesione della Russia è economico.Al momento pare serrata, ma senza una precisa e ordinata regia come ha lamentato il presidente francese Jacques Chirac, la trattativa condotta dalla diplomazia europea per convincere la Russia a sottoscrivere il protocollo. Dopo la fuoriuscita degli Usa, annunciata da George W. Bush all'indomani della sua elezione alla Casa Bianca, per entrare in vigore il protocollo deve raccogliere l'adesione di un numero di paesi che rappresentino almeno il 55% delle emissioni su scala mondiale. L'adesione della Russia è quindi fondamentale. Ma Putin, dopo aver ricordato che con il crollo dell'Urss il suo paese ha ridotto del 40% le emissioni di gas serra, non pare prendere in considerazione l'eventualità di un ingresso, a meno che sul piatto non vengano messe sostanziose contropartite economiche e tecnologiche. Il tira e molla della Russia (concretizzato in diverse dichiarazioni possibiliste dei vertici del Cremino, dal ministro degli esteri a quello dell'energia, finora mai seguite da atti concreti) ruota intorno anche a uno dei punti fondamentali del protocollo formalizzati appunto nella conferenza delle parti di Marrakesh, cioè i meccanismi flessibili. Tra questi il commercio delle emissioni: i paesi che più emettono “comprano” da quelli che emettono meno “permessi ad inquinare” in cambio di soldi. Dopo l'uscita degli Usa dal protocollo di Kyoto, è scomparso dalla scena il principale “inquinatore”, e quindi potenziale compratore di diritti a inquinare, anche di quel 4% che la Russa ha totalizzato dopo il crolprotocollo lo del sistema sovietico: da qui il crollo del prezzo dell'anidride carbonica, sceso fino a 6/7 euro a tonnellata. Con un nuovo inquilino Democratico alla Casa Bianca la musica potrebbe cambiare. Per ora bisogna però aspettare. Ridurre i gas serra anche senza Kyoto Nel frattempo, e nell'attesa di importanti novità, un largo fronte di ambientalisti e di paesi più avveduti, chiede che gli stati che producono più emissioni, cioè quelli Occidentali, vadano avanti sulla strada tracciata in Giappone, proprio come se il protocollo fosse già vigore. Più efficienza energetica, più fonti rinnovabili e trasporti più sostenibili sono le parole d'ordine. Molti paesi e molte grandi corporation hanno annunciato di voler cogliere la sfida dello sviluppo sostenibile. Paesi come la Germania, ma anche come la Spagna, negli ultimi anni sono riusciti a raggiungere risultati considerevoli arrivando a soddisfare il 30% del fabbisogno energetico di GWh ricorrendo alle fonti energetiche rinnovabili. Colossi come la Sharp hanno di recente annunciato che il loro “core business”, il cuore dell'attività economica, si concentrerà sul fotovoltaico. In Italia sembra invece tutto più immobile. Se da un lato si portano avanti a livello governativo importanti campagne avviate dai governi dell'Ulivo, come i tetti fotovoltaici, dall'altro, soprattutto sui trasporti e nel campo dell'energia, le decisioni si mostrano in evidente contrasto con gli obiettivi di riduzione previsti dal protocollo di Kyoto: all'ordine del giorno sono i provvedimenti per autorizzare troppe nuove centrali per scongiurare i black out, invece di iniziative per l'efficienza energetica, soprattutto nel settore civile. Pessime iniziative anche nel campo dei trasporti, come i progetti di nuove autostrade o gli incentivi all'autotrasporto, che è giusto che faccia posto a un sistema su ferro più sostenibile. Il problema non è affossare una categoria, ma governare il problema affinché quella categoria possa trovare uguali soddisfazioni economiche in un sistema più sostenibile. Un sito per marcare stretto i lavori Durante la Cop 9 che si terrà a Milano, il governo Berlusconi e quelli più importanti della Lombardia, da Formigoni ad Albertini, passando dalla Colli, non perderanno occasione per annunciare i loro “fatti concreti” per uno sviluppo sostenibile: in realtà molti fatti sono purtroppo ancora solo annunci. I Verdi per fare informazione, controinformazione e approfondimento divulgativo su tutto quello che riguarda i cambiamenti climatici, tra le altre iniziative, allestiranno un sito internet on line dalla fine di ottobre. Sul fronte delle associazioni è già attivo Cop9Italia, il coordinamento di 17 ong italiane affidato a Legambiente.