In base all’ultimo bilancio energetico pubblicato dall’Enea, che ha preso in considerazione il decennio che si è chiuso nel 1997, la Lombardia è a pieno titolo la regione più energivora del Paese con 3,7 tonnellate equivalenti petrolio (tep) per abitante all’anno. La media nazionale si attesta a 3 tep. Uno scarto pari al 23%. Questo e altri dati sono contenuti nel programma energetico regionale messo a punto dalle strutture del Pirellone, ma non ancora sottoposto al vaglio del consiglio regionale. Non è quindi un piano in senso compiuto, ma un quadro della situazione i cui obiettivi devono essere ancora discussi e approvati: obiettivi che poi dovranno fare da importante riferimento, ad esempio, alla concessione di autorizzazione per nuove centrali elettriche, che in questo periodo fioccano come la neve. Nel fissare gli obiettivi di politica energetica dovranno anche essere tenuti in considerazione il contenimento delle emissioni di gas serra, impegno sottoscritto a Kyoto dal nostro governo, recepito dal parlamento e ribadito durante l’ultimo vertice di Johannesburg (la cosa è peraltro sottolineata nel documento regionale nelle sue premesse). I consumi finali di energia, si legge ancora nel rapporto, costituiscono il 20% dei consumi nazionali e sono ripartiti come segue. Il settore civile assorbe il 38% dell’energia, il settore industriale il 30, quello dei trasporti il 29% mentre quello agricolo il 3%. La richiesta di energia sta aumentando, con una forte crescita del metano (il cui consumo è cresciuto del 36% nel paniere dei consumi energetici), anche grazie alla progressiva conversione a gas naturale degli impianti termoelettrici e di quelli per il riscaldamento civile. La domanda di energia elettrica ha viaggiato a ritmi di un più 3% anno, anche se gli aggiornamenti successivi fino al 2001 l’hanno attestata a un più 6% anno. La Lombardia importa il 98,2% degli idrocarburi utilizzata nelle centrali, dei quali il 58,5% è destinato al consumo finale e il 41,5% alla produzione di energia elettrica. L’energia lombarda è prodotta per il 31,2% da centrali idroelettriche, il 67,3% da centrali termoelettriche e l’1,5% dalla combustione dei rifiuti e delle biomasse. Nel 2000, la Lombardia ha importato dall’estero il 38% dell’energia consumata. In termini di potenza lorda, nella nostra regioni sono installati 5500 megawatt idroelettrici, suddivisi tra 300 impianti, e 8.054 MW termoelettrici, pari a 150 impianti. Il parco termoelettrico è obsoleto, con efficienze vicine al 40%, contro il 55% degli impianti di ultima concezione. Nel piano sono individuati due scenari da qui al 2010 di evoluzione dei consumi. Il primo, in assenza di interventi, attesta la crescita dei consumi a 30 mila ktep (tonnellate equivalenti petrolio da moltiplicare per mille). Il secondo scenario obiettivo attesta l’aumento a 27 mila ktep, ma prevede l’intervento e il sostegno al settore da parte della regione. I consumi finali totali netti del 1997 sono stati pari a poco più di 24 mila ktep. Il documento, per raggiungere gli obiettivi definiti strategici nella premessa (riduzione di costi energetici e di emissioni climateranti, promuovere la competizione e la concorrenza nel campo energetico, tutelare gli utenti deboli e incrementare l’occupazione), suggerisce di intervenire sull’ammodernamento degli impianti, rendendoli più efficienti, di costruirne di più nuovi, di ridurre i consumi finali attraverso campagne di efficienza energetica e di sostenere l’industria delle fonti rinnovabili. Come, in che misura e con quali tempi e scadenze, sarà stabilito dal dibattito politico. M.V.