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Data: 9 dicembre 2007

Urgente riformare la normativa - Nuova legge per le cave

Da Ecoappunti, - 9 dicembre 2007

Negli ultimi due anni sono stati discussi e approvati dal Consiglio regionale tanti Piani per le escavazioni: Brescia, Milano, Sondrio, Pavia, Bergamo,
e ora Varese.
La logica che li accomuna è purtroppo il consumo di suolo, spesso pregiato, agricolo, e a parco.
Territori sconvolti dall'escavazione per venti, trenta, quarant'anni e lasciati poi così, come crateri. Il recupero finale ambientale, quando c'è, non viene mai eseguito dal cavatore come vorrebbe la legge. La legge regionale sulle cave è ormai inadeguata e, pur nella sua formale correttezza procedurale, fa sì che il vero piano cave si risolva in un mercato tra operatori e politici, senza regole e senza supporto di indagini ambientali. L'iter procedurale di approvazione di un Piano cave è il seguente: la Provincia predispone, adotta e approva il documento e lo trasmette alla Regione; gli uffici della Giunta regionale ne controllano la congruità, ricevono segnalazioni e richieste di modifiche; è inviato quindi alla Commissione ambiente che lo discute e incontra le parti interessate; segue poi l'approvazione definitiva da parte del Consiglio regionale.
Mercanteggiamento scandaloso
E' proprio in questi ultimi passaggi istituzionali che si apre il mercato. Le richieste dei cavatori sono dirette e pressanti, vogliono aumenti di volume, ampliamenti, aperture di nuove cave... A volte le richieste, mai supportate da studi e analisi tecniche, avvengono nel corso di un'audizione della commissione, ma più facilmente la trattativa avviene fuori, negli uffici dei politici. Certo i cavatori sono una lobbies potente e fanno valere fino in fondo questo loro potere riuscendo a “convincere” facilmente gli amministratori a tutti i livelli.
Il risultato è che con semplici emendamenti al Piano si apportano modifiche sostanziali di grande impatto sul territorio. Alla faccia della pianificazione.
Fabbisogno sovrastimato
C'è da dire che sin dall'inizio, in fase di predisposizione del Piano da parte delle Province, il fabbisogno di inerti è già sovrastimato (molto materiale infatti viene venduto anche all'estero), e che alla fine dell'iter di approvazione i quantitativi arrivano anche a raddoppiare! Parimenti è sottostimato l'impatto ambientale delle cave sul reticolo idrogeologico (specie in tempi come quello attuale di siccità), sull'aumento dell'inquinamento da traffico pesante dei mezzi diretti alla cava, e, soprattutto, sul consumo di suolo e sul degrado dei territori (molto spesso le cave diventano poi discariche).
Necessaria una nuova legge
L'insoddisfazione e il malumore che si determina all'approvazione di ogni Piano cave, l'intrecciarsi dei ricorsi al Tar, l'estenuante procedura di approvazione sono tutti indicatori che ci fanno dire che il tempo è maturo per proporre una nuova legge. Una norma che leghi strettamente la stesura di un piano cave con la valutazione ambientale strategica, che vieti apertura di cave nelle aree protette, che imponga che una quota del materiale per costruzioni provenga dal riciclo. Come Verdi lo consideriamo un impegno prioritario e lo proporremo a tutta l'Unione assieme ai nostri valori e contenuti di difesa del territorio e di contrasto al consumo di suolo.