Da Ecoappunti, - 9 dicembre 2007
Quotidianamente i nostri eletti nelle istituzioni territoriali incontrano cittadini che chiedono un intervento di sicurezza. Le richieste vanno dall'installazione di cancellate fino ad una presenza di presidi di polizia permanente in luoghi a rischio criminale. Telecamere e servizi di protezione pubblica. Il tutto in una clima e cultura dell'emergenza costante.
Spesso mi rifletto sulla correlazione tra le richieste dei cittadini e il sinonimo sicurezza (dal latino “sine cura”: senza preoccupazione). Se sospendessimo per un momento i ragionamenti dovremmo cambiare sinonimi. Non più sicurezza ma vivibilità, prevenzione al degrado. Penso che sia naturale avere il luogo dove viviamo tranquillo e sereno, dotato dei servizi essenziali, con garanzia di interventi di prevenzione contro la criminalità organizzata, per evitare più tardi con estremi rimedi, spesso non risolutivi. Una società che tende alla vivibilità dei luoghi dove viviamo. Una richiesta di benessere pubblico. Questa parte di cittadinanza deve essere ascoltata, con l'obbligo morale di investire un ragionamento non esaustivo ma che pone le premesse per prevenire situazioni future.
La situazione
Mi rendo conto che in un clima di emergenza, alimentato dai media, è difficile far comprendere gli interventi mirati al prevenire. Ma sono altresì convinto che una serie di proposte siano più credibili di speculazioni elettorali allarmistiche. Lo “stato di emergenza” continua non aiuta, ne tanto meno le folle che chiedono la forca. Non aiuta i cittadini che respirano un'aria di paura, convivenze difficili, con il rischio di avere paura di tutto: dal marciapiede al vicino di casa. Non aiuta la magistratura nelle attuazioni delle leggi deliberate in un clima politico di “emergenza”. Si crea la naturale convinzione dell'uso della repressione senza mai aver prima investito nella prevenzione. Non si adeguano strumenti e risorse, non si sperimentano nuovi approcci al problema. Ci deve accompagnare un ragionamento formativo, su un tema che se prendesse una deriva pericolosa perderemmo molte delle libertà individuali. Le aree dove ragionare sono il welfare pubblico locale, basato sui servizi alla persona per tutelare bisogni, doveri e diritti. Evitare i tagli sociali che spesso sono classificati minori per il loro numero dei fruitori ma invece, svolgono un' opera di prevenzione al disagio. Una raccolta delle nuove esigenze per il concetto di “tutela individuali” che sia in grado di essere adeguata alle trasformazioni economiche culturali e sociali che sta vivendo il paese in tempo di globalizzazione. Contrastare una subcultura giovanile microcriminale, generata dall'assenza di una scala valoriali che guida i propri comportamenti, generata da una comunicazione che esalta l'avere, la sfera commerciale come chiave del successo e della felicità, senza selezionare i mezzi per il raggiungimento del fine.
Fondi per le vigilanze
Avere più risorse per una vigilanza costante sulla sicurezza sui luoghi di lavoro, stradale, civica, ambientale, edile che non prevedano sempre sanzione ma prevenzione. Tutelare la vigilanza urbana della trasformazione totale in polizia per ordine pubblico. I compiti della vigilanza di prevenzione sono sempre più depotenziati a favore di affiancamento a interventi di ordine pubblico. Questo significa aver meno forza di controllo nel rispetto della legalità. Nuovi piani per la protezione civile per tutelare persone e territori; aumentano le emergenze ambientali devono essere rivisti i dispositivi di sicurezza civile in stato di calamità. Mi sentirei più tranquillo se oltre all'estintore, trovassi nelle scuole dei paesi lombardi a rischio alluvione un canotto gonfiabile al tocco dell'acqua. In questa vicinissima era climatica, una simile riflessione aiuterebbe gli amministratori e gli iscritti ad avere risposte concrete con un senso di responsabilità e di realtà per risolvere il problema della vera sicurezza.