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Data: 9 dicembre 2007

Scenari aerei - La Malpensa del 2000

Da Ecoappunti, - 9 dicembre 2007

Alitalia è una compagnia che va male: perde e perderà fino a quando rimarranno ancora operativi tutti i voli da e per l'hub varesino, 400 milioni di euro all'anno.
Per svariati motivi tra cui il più paradossale è che ogni giorno alcuni posti degli aeromobili sono occupati dal personale di stanza a Fiumicino che deve trasferirsi a Milano per iniziare a lavorare e viceversa.
La situazione è demenziale a dir poco, visto che dei 18 mila dipendenti Alitalia, ben 16 mila e 200 vivono, dormono e sono nell'organico a Roma.
18 mila dipendenti sono tanti, sicuramente troppi per una compagnia sull'orlo del collasso. Una compagnia che non supera mai quell'orlo solo perchè può (o meglio, poteva) contare sulle tasse dei contribuenti chiamate a ripianare i debiti. Ora, visto che l'Europa non consente più queste formule di interventismo statale che vanno a scapito della libera concorrenza, l'unica possibilità per salvare Alitalia è vendere. Non vendere per finta, ma vendere veramente, senza troppi vincoli, a un compratore che deve poter scegliere se il proprio hub deve essere Roma oppure Milano.
Il Piano industriale triennale - presentato dal Consiglio di amministrazione per evitare di portare i libri in tribunale - non pare scritto, invece, per velocizzare la vendita, quanto piuttosto per garantire la sopravvivenza di Alitalia, riducendola a una compagnia regionale, un po' clientelare, che vive al di sopra dei propri mezzi.
Malpensa fu un errore, possiamo dirlo noi che per motivi diversi ci opponemmo. Localizzato nel parco del Ticino , distante dai capoluoghi lombardi, ancora oggi è un aeroporto scomodo e mal collegato(per usare un eufemismo).
Perchè la “politica” che si è sempre occupata impropriamente di Malpensa e di Alitalia, peggiorando - grazie al suo interessamento - le sorti di entrambe non si è occupata, invece, di redigere un piano aeroportuale regionale? Un piano che razionalizzi l'utilizzo e la gestione degli scali lombardi e del nord Italia. Un piano che disegni le possibilità di utilizzo e crescita sostenibile degli aeroporti, intervenendo sulle rotte, sugli orari, sui limiti di traffico, sui modelli degli aeromobili, spingendo le compagnie aeree ad adeguarsi alle migliori tecnologie disponibili.
La politica si è occupata invece di ciò di cui non doveva occuparsi, a Roma come a Milano, dimenticandosi invece i suoi compiti di programmazione.
La terza pista non s'ha da fare. L'Alitalia deve essere privatizzata e gli slot che occupava a Malpensa devono essere lasciati a nuovi compagnie, possibilmente dotate di aeromobili meno inquinanti.
Queste sono le cose da fare, non certo, impicciarci nella gestione aziendale. Non certo accelerare la morte per fallimento di Alitalia costringendola a due hub, a costi raddoppiati, a servizi scadenti e, non ultimo, alla devastazione di un Parco.