Da Ecoappunti, - 9 dicembre 2007
Questa affermazione, che a prima vista può sembrare un po provocatoria, in realtà è solo una constatazione di uno stato di fatto del quale, piaccia o meno, bisogna prendere atto. Diciamo così pur essendo convinti che, i tempi e gli spazi per una discussione franca ed approfondita, ci siano ancora ma, anche consci, che per molti di noi, la scelta è stata già fatta.
Allora, la prima considerazione, che poi è la radice della domanda che ci siamo posti in questi mesi, è: perché non si è voluto affrontare il nodo politico in tempo reale dispiegando, invece, una azione di traccheggiamento ed attendista prendendo atto, nel contempo, delle scelte che, come singoli o gruppi organizzati, si andavano via, via concretizzando?
Il nodo del riassetto e della riorganizzazione della sinistra, del centro sinistra e, con essi, del futuro dei Verdi, era, ed è, un tema che deve interessare e coinvolgere tutta la struttura del partito e questo attraverso un ampio, collegiale e franco dibattito interno. Questa è democrazia! Questo è l'atteggiamento di un partito maturo e di una classe dirigente aperta e non oligarchica o, peggio ancora, nepotistica. In questi mesi ci siamo domandati, ed abbiamo domandato, chi avesse deciso che la nostra collocazione dovesse essere, nei fatti, nel campo della “sinistra radicale”.
A questo semplice quesito non abbiamo mai ricevuto risposta. Nel mentre, però, il partito si schierava e noi non potevamo far altro che prenderne atto. La scelta, però, è maturata su altre ragioni; ragioni che attengono alla situazione politica italiana ed a quello che rappresentano oggi i partiti. All'esigenza di raggruppare le realtà politiche oggi presenti, magari anche attraverso una legge elettorale proporzionale con sbarramento, per evitare le irragionevoli e ridicole situazioni alla Mastella o alla Dini. Per cercare di iniziare ad introdurre elementi di cambiamento del e nel ceto politico oramai in piena autoreferenzialità. Anche noi Verdi (o ex Verdi ), che spesso abbiamo condiviso e sollecitato percorsi di ecologia della politica, non siamo assolutamente scevri da queste realtà.
Allora bisogna avere il coraggio di cambiare, di scegliere, di agire. Noi, a torto od a ragione, lo abbiamo fatto, disponibili al confronto con tutti coloro i quali avranno voglia di un sereno e costruttivo dibattito.