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Data: 9 dicembre 2007

Ogm, la consultazione

Da Ecoappunti, - 9 dicembre 2007

Un referendum vero e proprio, non una semplice raccolta firme. L'obiettivo è quello di toccare quota tre milioni di “voti”, che equivalgono a quell'auspicata e schiacciante maggioranza di “sì” per uno sviluppo sostenibile e di qualità dell'agricoltura e, quindi di sostegno alla moratoria contro gli organismi geneticamente modificati.
Sono queste le volontà della Coalizione ItaliaEuropa-Liberi da ogm (www.liberidaogm.org) che riunisce 29 associazioni in un'unica sfida: quella per non svendere il nome, la qualità e la competitività del sistema agroalimentare italiano a poche multinazionali straniere, aprendo il nostro paese alla sperimentazione e all'impiego di ogm.
La Lombardia è la Regione al centro dello scontro e della stessa consultazione. Qui si gioca in buona sostanza la partita, perché è proprio qui, in questa regione (soprattutto nelle sue province “meridionali” di Mantova, Cremona e Lodi), che si concentrano gli interessi delle aziende biotech.
Abbiamo, dunque, un'importante responsabilità per il futuro sulle nostre spalle.
La coesistenza tra agricoltura ogm e agricoltura convenzionale e biologica non può essere sperimentata in Lombardia, perché già sappiamo che è impossibile: l'inquinamento genetico che ne deriverebbe sarebbe, oltre che inevitabile irreversibile, come irreversibili sarebbero le conseguenze per la nostra economia.
Il 15% del Prodotto interno lordo italiano (Pil) è dato dal sistema agroalimentare: all'estero apprezzano il marchio e la storia dei nostri prodotti, unici per varietà e per il legame che spesso hanno con le terre che li producono. Un sesto di questo Pil arriva dalla Lombardia, prima regione agricola italiana per produzione, ma ultima a prendere coscienza dei rischi legati all'introduzione di sementi gm.
Noi Verdi abbiamo tanto da rivendicare, non solo in campo politico e istituzionale. Abbiamo rinunciato a una dose di visibilità e “narcisismo da primogenitura” per aiutare la costruzione della coalizione in Lombardia. Ma se oggi sono tante le associazioni imprenditoriali, sindacali, dei consumatori e degli ambientalisti che partecipano e promuovono la consultazione è anche per merito dei Verdi che da anni puntano il dito verso la luna: legare la crescita alla sostenibilità, la qualità alla competitività, i finanziamenti pubblici ed europei alla redditività delle imprese agricole, anziché all'assistenzialismo agricolo.
Il “referendum” lanciato da ItaliaEuropa-Liberi da ogm non è solo per dire no (con un sì') agli ogm ma è soprattutto per dire sì a un'agricoltura diversa, diversa in primo luogo dal modello industriale di esportazione nordamericana. E per tutelare il modello agroalimentare europeo, che non si accontenta della qualità raggiunta, che costruisce la multifunzionalità delle aziende agricole, coniugando la difesa del paesaggio con l'offerta turistica, l'identità del territorio e la sostenibilità ambientale.
Abbiamo speso molta energia, come Verdi, in questa proposta. Nel settore agroalimentare siamo riusciti a realizzare una piccola rivoluzione culturale: convincere l'intera filiera della necessità anche economica delle nostre tesi. In questi due mesi dobbiamo aiutare la Coalizione a raggiungere e superare l'obiettivo dei tre milioni di firme, ma dobbiamo anche rivendicare che la nostra originalità e le nostre idee hanno vinto. Il modello di sviluppo agroalimentare che noi abbiamo incoraggiato fino ad oggi e che continueremo a sostenere in futuro - non più soli, ma affiancati da produttori e consumatori - è un modello esportabile, anzi, un modello da esportare: nel settore industriale e in quello dei servizi. Non temete, lì sarà ancora più difficile…