Da Ecoappunti, - 9 dicembre 2007
800 mila associati sul territorio nazionale (1 milione e mezzo se si contano i pensionati), di cui 70 mila iscritti (che arrivano a 110 mila coi pensionati) solo in Lombardia. Coldiretti, la principale organizzazione agricola italiana è in prima fila nella Coalizione ItaliaEuropa Liberi da ogm. A Eugenio Torchio, direttore regionale della federazione, abbiamo chiesto di fare il punto sulla votazione
che fino al 15 novembre chiede ai cittadini di pronunciarsi su un modello
di sviluppo agricolo sostenibile, sicuro per la salute dei consumatori, rispettoso dell'ambiente quindi libero da Organismi geneticamente modificati.
Direttore, come sta andando la votazione qui in Lombardia?
Premesso che prima del 15 novembre non ha senso dare cifre, la votazione sta andando benissimo…il nostro obiettivo è quello di arrivare in Lombardia a 10, 15 mila voti. Il primo passo è raccogliere le votazioni dei nostri associati, e allargarsi poi ai consumatori. Diciamo che col primo gruppo siamo già ben oltre il 50%, e anche i consumatori hanno dimostrato di esserci molto vicini in questa battaglia. Certo, ci sono realtà più sensibili e altre meno. Ma l'importante è che il passaparola funzioni, che la questione della difesa di un certo modello di agricoltura e di sviluppo sia presa a cuore da tutta la società. Ci tengo a precisare che la Coalizione non è contraria alla ricerca, è contraria alla ricerca di parte, condotta solo dalle multinazionali, quindi, a una ricerca senza controlli.
Avete ricevuto indicazioni da parte delle Giunta lombarda sul suo orientamento?
No, diciamo che sul fronte degli ogm tutto tace e ad oggi, a quasi un mese dall'apertura della campagna della coalizione ItaliaEuropa Liberi da ogm, evoluzioni non ce ne sono state. Ora la battaglia che si sta giocando in Regione Lombardia è quella sul nuovo Psr, sulle questioni dei nitrati… L'impressione è che l'esecutivo regionale sul capitolo ogm sia in attesa di segnali dal nazionale. Diciamo che Regione Lombardia non è certo paladina della qualità sulla questione ogm come invece lo sono state il Lazio e la Toscana. In altre parole, finché non è obbligata a fare nulla, lascia tutto così com'è.
Il presidente della Fondazione Diritti Genetici Mario Capanna aveva promesso di scendere in piazza se il Consiglio regionale non si fosse degnata di mettere in discussione la mozione contro l'introduzione di ogm, che ha i Verdi come primi firmatari. Come dire: “ Se Regione Lombardia non ci ascolta, ci facciamo sentire noi”…
Come la Lombardia abbia intenzione di tradurre in fatti l'attenzione dei cittadini sulla questione non glielo saprei dire…Io dico che la mozione è un atto di indirizzo, che certo ha il suo valore, ma il vero banco di prova sarà quello della coesistenza tra agricoltura convenzionale e geneticamente modificata. Il vero obiettivo, quello finale, è la valorizzazione della produzione lombarda, e la sua difesa dall'omologazione e anche dalla delocalizzazione, obiettivo difficilmente perseguibile con i piani di coesistenza. Non si tratta solo di difendere il settore agricolo, ma l'intera filiera dell'agroalimentare, che solo in Lombardia fa 15 mila addetti
Certo che se la Consultazione popolare porterà a casa le firme sperate, un qualche obbligo se non altro morale verso i suoi cittadini la Regione ce l'avrà pure…
Diciamo che sì, la Coalizione è nata proprio come strumento per fare pressing sulle amministrazioni…speriamo che questa consultazione sia foriera di grandi numeri e che i cittadini si esprimano facendo sentire la loro voce. Chiaro a questo punto che le democrazie regionali e/o nazionali dovranno tener conto della volontà dei cittadini, che è in primo luogo quella di non correre rischi per la propria salute, per l'ambiente e per l'economia nazionale. Le produzioni dell'agroalimentare devono essere fattore di sviluppo del territorio, di valorizzazione della biodiversità, che certamente vede come fumo negli occhi l'introduzione degli ogm.
Un tempo ambientalisti e produttori/coltivatori erano in guerra per mille questioni, a partire dall'impiego degli antiparassitari e diserbanti nelle colture). Ora siete i migliori alleati…
Diciamo che così come si evolve la società si evolvono anche le imprese e il modo di fare impresa. Ad oggi i primi difensori del territorio sono le nostre imprese. E poi sono cambiati anche i tempi: nel dopoguerra si pensava solo a sfamarsi, poi la preoccupazione era di produrre sempre di più per cercare di competere con le multinazionali. Ma così si andava incontro a danni ambientali. Poi si è capito, con la formazione e l'informazione, che la quantità non basta negli equilibri dei conti. E allora si è puntato alla qualità. Che non va esattamente a nozze con l'impiego di antiparassitari, ma con l'attenzione all'ambiente e lo sviluppo locale. Questi concetti sono poi stati recepiti dalla gente, per cui è nato il patto per i consumatori: tutti insieme alleati per lo sviluppo e l'innovazione, per difendere e valorizzare la qualità dei prodotti.
Cosa risponde a chi ancora sostiene l'utilità della sperimentazione ed eventualmente dell'introduzione di ogm nell'agricoltura italiana?
Gli ogm non son certo la panacea che certi dipingono. Dico che sul nostro territorio gli ogm non devono esserci perché la nostra agricoltura non si sposa con questo genere di produzioni. Non ha senso mettersi a competere con gli Usa o il Brasile giocando sul terreno della produzione geneticamente modificata, perché per la morfologia del territorio e per l'estensione delle nostre piantagioni, non c'è proprio partita. A chi ancora adduce come motivazione a sostegno degli ogm l'aumento della produzione e quindi una risposta ai problemi dei Paesi in via di sviluppo, dico che là come qua deve vigere il principio della libertà di scelta: le sementi ogm non potrebbero che essere fornite dalle multinazionali, alle loro condizioni. Le sembra questo un modello auspicabile di sviluppo per certi paesi che ancora combattono contro la fame e la povertà? Lo slogan “ogm per sfamare il mondo” non ha proprio senso, anche se qualcuno si ostina a proclamarlo.