Da Ecoappunti, - 9 dicembre 2007
Questa è la domanda che tutti i Verdi si e ci stanno ponendo, ed è un quesito che non ha una risposta immediata.
Dopo la nascita del Pd ci troviamo a decidere come affrontare l'inevitabile semplificazione del quadro politico, che porterà ad una marginalizzazione delle ali estreme e ad una sorta di patto “centrista”. Questa è la spinta che arriva soprattutto dai settori economici e, grazie agli attacchi indiscriminati alla “casta”, anche dai cittadini convinti che la causa degli sprechi siano i troppi partiti e non la mala gestione della cosa pubblica.
Credo che la risposta peggiore che possiamo dare sia una deriva verso il Pd, o l'adesione ad una generica cosa rossa, che purtroppo sarebbe e verrebbe percepita come una aggregazione intorno a Rifondazione, la forza più presente e strutturata nonché erede della tradizione comunista.
Noi Verdi siamo e dobbiamo essere un'altra cosa, dobbiamo cercare di diventare il punto di riferimento di quell'area che non guarderà al Pd e che per contro non vuole inseguire la sinistra estrema.
Dovremo attrezzarci per mettere in discussione la nostra organizzazione e - cosa più difficile - la nostra struttura feudale. Dovremo soprattutto fare chiarezza sul nostro modo di fare politica e, cosa più importante, sarà necessario dire chiaramente se intendiamo proseguire a sostenere ogni rivolta locale. Dovremo scegliere se puntare alle questioni essenziali, per inserirci nei meccanismi economici che condizionano la produzione ed i comportamenti, per diventare un riferimento per il mondo della ricerca e dell'impresa che fa innovazione, per mettere da parte un po' di ideologia. Solo in questo modo potremo dare risposte ai cittadini, sempre più spaventati e soli, in una società complessa.
Possiamo continuare a far finta che basti ripetere le nostre parole d'ordine per cambiare il mondo, o possiamo provarci veramente mettendoci le mani e la faccia e dando risposte vere.
Io personalmente punto alla seconda ipotesi.