Da Ecoappunti, - 9 dicembre 2007
Il Sole che ride è accusato di voler bloccare il Paese. Critiche sono giunte per il no ai rigassificatori, per il no al nucleare (incredibile, dopo che è stato bocciato dagli italiani con il referendum del 1987), per il no a tutto insomma. Critiche forse interessate, riconducibili a pochi ma potenti gruppi di interesse. Critiche però molto spesso infondate.
Il fuoco di fila è cominciato con la copertina del settimanale Panorama, che riportava il titolo “Quest'uomo ci costa 40 miliardi l'anno”, riferito al ministro dell'Ambiente, che è presidente dei Verdi, accusato di bloccare lo sviluppo del Paese. Un'inchiesta priva di qualsiasi riferimento tecnico, economico e scientifico, come hanno ben argomentato esponenti del mondo politico e dell'ambientalismo. Ma Panorama non ha consentito alcuna replica.
Rigassificatori
Sui rigassificatori, tanto per citare un esempio, degli 8 di cui è stata richiesta l'autorizzazione 3 sono fermi presso il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, cioè nel ministero delle Infrastrutture di Antonio Di Pietro. La relazione “Situazione e prospettive del settore dell'energia” del 2002 (quando Presidente della Camera era il nuclearista Casini, e ministri dell'industria e dell'Ambiente Marzano e Matteoli) raccomandava la costruzione di nuovi rigassificatori, ma durante il governo Berlusconi nessun impianto è stato autorizzato. Al contrario il ministero dell'Ambiente del governo Prodi ha autorizzato dopo un anno e mezzo di attività quello di Rovigo, modificando il progetto a maggior sicurezza della popolazione.
Energia.
Sull'energia si accusano i Verdi di voler lasciare al freddo e al buio gli italiani. Ma il potenziale di energia elettrica installata in Italia è di oltre 80.000 Mw. Ogni anno va in manutenzione il 10-12% di quel potenziale, pari a circa 10.000 MW, quindi abbiamo un potenziale di 70.000 Mw. Il massimo consumo di energia che si è avuto la scorsa estate è di 56.000 Mw. Abbiamo pertanto un saldo positivo di oltre 14.000 Mw. Il Presidente dell 'Enel Piero Gnudi in un'intervista all'Espresso del 24 maggio 2007 ha dichiarato che dal 2003 (anno del blackout) ad oggi il potenziale di energia installata è aumentato di oltre 24.000 Mw, perché sono state costruite nuove centrali. Gnudi ha detto anche che oggi l'Italia vende energia all'estero. Il Presidente dell 'Enel in quell'intervista affermava che l'Italia non è a rischio blackout, mentre il suo amministratore delegato, Fulvio Conti , alla vigilia della conferenza nazionale sul clima svoltasi a Roma a settembre ha comunicato al Paese che nel 2008 saremmo rimasti al freddo e al buio.
Nucleare
La madre di tutte le accuse è però quella che imputa ai Verdi di non volere il ritorno al nucleare. Ipotesi bocciata dagli italiani, con il referendum del 1987 e anche attraverso un recente sondaggio di Ipr dell'ottobre scorso. I reattori attivi nel mondo al 2006 erano 441 per una potenza installata di 360 milioni di kw elettrici che copre 16% della domanda di energia elettrica mondiale. In Europa solo 2 centrali sono in programma a Olkiluoto in Finlandia, e a Flamanville in Francia. Tali progetti sono però oggetto di controversie per gli aiuti pubblici che dovrebbero ricevere. La stessa cosa accade in Usa, dove la recente ondata di nuovi progetti, che però non si sa se verranno realizzati, è stata favorita dalla legge promossa da Bush nel 2005 che ha introdotto l'incentivazione dell'energia atomica.
Sulla presunta sicurezza degli impianti basta citare gli incidenti più recenti, senza ricordare Chernobyl. Nel 2003 la Tokyo Electric Power Company ha dovuto fermare temporaneamente 17 impianti nucleari, in seguito alla scoperta che le ispezioni erano state falsificate. Il 9 agosto sono avvenuti 3 incidenti nucleari in Giappone. Fuoriuscita di radioattività anche a Yongkwang in Corea del Sud dove la Khnp ha dovuto bloccare l'impianto. Sui costi, importante è lo studio interdisciplinare del Mit “The future of nuclear power: an interdisciplinary Mit Study”, Cambridge e quello di Greenpeace (www.greenpeace.org/italy/ufficiostampa/rapporti/costi-nucleare). Il Mit, non i Verdi, giunge alla conclusione che il nucleare è estremamente costoso e quindi antieconomico. Nel gennaio 2005 la Corte dei Conti francese ha scoperto che a fronte di 13 mld di euro dichiarati da Electricitè de France (EdF) per lo smantellamento delle centrali nucleari e le scorie, erano stati effettivamente accantonati 2,3 mld di euro. Un buco di bilancio di più di 10 miliardi di euro con cui si tentava di nascondere i reali costi dell'atomo.