Da Ecoappunti, - 10 luglio 2007
Negli ultimi anni in Lombardia abbiamo avuto lunghi periodi di siccità, anche se questa estate ci ha fornito grande variabilità di condizioni facendoci, forse, cambiare la percezione di quanto stava avvenendo.
Le ripetute piogge e gli acquazzoni non sono riusciti, però, a riportare i nostri fiumi, e in particolare il Po, alle portate medie storiche
Dopo un inverno e una primavera siccitose, coda di altri 4 anni con la stessa situazione, il fiume è ancora in sofferenza e rimane sotto la soglia di attenzione di 500 metri cubi al secondo a Pontelagoscuro, con una media storica del periodo superiore a 1100.
E' tutto l'ecosistema, però, che soffre della diminuita disponibilità di risorse idriche: le falde alle quali attingono gli acquedotti si sono abbassate, i terreni si sono inariditi ed anche la vegetazione ha evidenziato una forte sofferenza. Le attività umane, che beneficiavano della straordinaria ricchezza di acque in Lombardia, hanno dovuto fare i conti con la minore disponibilità ed hanno subito razionamenti.
I motivi
I motivi sono sotto gli occhi di tutti: minori piogge e nevicate, aumento della temperatura media con scioglimento dei ghiacciai ma anche, per le maggiori temperature, maggiori prelievi ed utilizzi anche ad uso domestico.
Ma a ciò si sta sommando qualcosa che ha bisogno di essere attentamente osservato, specie se si ritiene che l'acqua sia pubblica, e la sua gestione ottimale debba essere sviluppata per il pubblico interesse.
In Lombardia possiamo contare su un sistema naturale che consente di immagazzinare le acque per un loro uso differito. I grandi laghi della nostra regione da quasi sessant'anni sono regolati per ottimizzare l'invaso e con la finalità di soddisfare i fabbisogni irrigui della pianura.
Disponiamo, inoltre, di un patrimonio di falde sotterranee, che si ricaricano per infiltrazione nei terreni permeabili, con un contributo al bilancio da risorgive anche alimentate dal recupero dei colamenti delle irrigazioni effettuate a monte. Completa lo scenario tipico lombardo una rete di canali irrigui (oltre 18.000 chilometri nella regione), anche con storia millenaria, che controllano gran parte della pianura.
I privati utilizzatori
A questo si sono sovrapposte le attività idroelettriche con le dighe alpine realizzate nelle nostre valli montane, con gestioni ora privatizzate. Giuliano Zuccoli, presidente di una delle aziende che operano in questo campo, Aem, coerentemente con la sua indennità milionaria sottolinea di non avere come finalità la beneficenza e quindi, anche qui coerentemente dal suo punto di vista, persegue il massimo profitto.
Peccato che questo obiettivo venga anche perseguito mediante un uso dell'acqua pubblica che la sua azienda, come tutti i gestori dell'acqua, ha in regime di concessione pubblica e che dovrebbe quindi essere inserito in un bilancio sostenibile che garantisca pari opportunità di accesso alla risorsa.
Così avviene che l'acqua della Valtellina, in particolare, non defluisce verso il lago di Como e poi, con l'Adda, nella pianura lombarda, in funzione dei cicli e dei fenomeni naturali (per quanto perturbati dagli effetti degli cambiamenti climatici) ma anche proporzionalmente al valore di remunerazione dell'energia prodotta.
C'azzecca la Borsa elettrica
Da qualche anno, infatti, è la Borsa elettrica, mercato che forma il prezzo dell'energia per confronto tra l'energia offerta dai produttori e l'energia richiesta dagli utilizzatori, a determinare i prezzi.
Per fare un esempio, significativo, l'estate scorsa, in un periodo di carenza d'acqua che ancora una volta ha messo in difficoltà il comparto agricolo, si è verificato il massimo di remunerazione dell'energia prodotta il 26 luglio con un valore di 378 euro/megawatt, a fronte di un valore medio, nel mese, di 84 euro e, in giugno, di 72.
E' evidente che sia più redditizio utilizzare l'acqua quando il prezzo è più alto ed allora perché produrre (e fare defluire verso valle l'acqua raccolta) nel mese di giugno quando, con la stessa acqua e con lo stesso investimento, posso guadagnare 5 volte di più?
Quest'anno come il 2006
Anche quest'anno la dinamica è simile: ad esempio nelle dighe alpine sopra il Lago di Como, in questi giorni, sono stoccati oltre 300 milioni di metri cubi, più di quanti potrebbero essere trattenuti nel lago svuotato e interamente riempito. Il prezzo medio di giugno è stato 67 euro, oggi (mentre scrivo) è già a 85. E' quindi più “conveniente” spostare in avanti la produzione e il deflusso dell'acqua. Ma se quest'acqua fosse indispensabile a valle, negli acquedotti e nei campi?
Il sistema ambiente non riesce a sostenere questi meccanismi. Le falde si deprimono, i fiumi scendono sotto i minimi vitali, i laghi oscillano velocemente determinando problemi alla fauna ittica, al paesaggio ed alla fruizione, i canali irrigui non riescono a svolgere la funzione irrigua per la quale sono stati realizzati, e la mancanza di irrigazione a monte “spegne” i fontanili a valle.
Nominato un commissario all'acqua
Quest'anno si è cercato di mettere attorno ad un tavolo i soggetti interessati alla gestione (pubblica?) delle acque ed il risultato (poco pubblicizzato) è stata la nomina dal Governo di un Commissario Straordinario per l'emergenza idrica, nella persona del Prof. De Bernardinis, del Dipartimento della Protezione Civile Nazionale. Tra i suoi poteri: ordinare riduzioni all'uso delle acque; organizzare controlli per reprimere gli usi abusivi; sospendere autorizzazioni di nuovi prelievi; derogare i livelli di regolazione degli invasi.
Però quest'anno qui, da noi, un po' è piovuto e non abbiamo potuto vedere l'efficacia di questa azione. Saremo pronti per l'anno prossimo ad una gestione pubblica e più sostenibile per gli ecosistemi della risorsa idrica?
Costo medio produzione megawatt
Giugno 2006: 72 euro
Luglio 2006: 84 euro
Giornate più calde: 378 euro
Giugno 2007: 67 euro
Luglio 2007: 84 euro
Giornate più calde: dato non ancora disponibile