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Data: 10 luglio 2007

Nuova legge in discussione - Software libero e formati aperti

Da Ecoappunti, - 10 luglio 2007

La Regione Lombardia avrà, speriamo in fretta, la sua legge per promuovere formati aperti e software libero, grazie al lavoro del consigliere regionale Marcello Saponaro e al tavolo “Politica del software”. Il Pdl è stato presentato in conferenza stampa e ha iniziato il suo iter per arrivare in Consiglio Regionale
E' una storia che si racconta volentieri dal momento che, oltre ad un buon progetto di legge, prelude anche ad un eccellente metodo di lavoro. Tutto comincia circa un anno fa con una mail a un gruppo estremamente eterogeneo di persone che a vario titolo si occupano di software libero. L'idea era quella di rappresentare questo pezzo di mondo attraverso le istituzioni, costruendo un Progetto di Legge che mettesse la Pubblica Amministrazione in condizione di fare la scelta migliore, di spendere al meglio i propri danari e di massimizzare l'utilità dei propri investimenti.
Il gruppo di lavoro che si è composto è stato di alto livello: hanno partecipato le principali associazioni nazionali, molti raggruppamenti locali, parecchi professionisti e anche le grandi aziende multinazionali che producono software. Il metodo è stato un esempio di democrazia partecipativa.
A partire dal manifesto del tavolo, (si trova a questo link www.politicadelsoftware.openlabs.it), si è entrati nel vivo del Pdl, cercando di dare conto delle due esigenze fondamentali attualmente in discussione: da un lato infatti la Pa deve cominciare a fare un vero e proprio benchmarking fra le varie soluzioni possibili rispetto all'approvvigionamento di software. Come dicevamo e diremo ancora, ormai il software libero è maturo, performante, sicuro e spesso a costi migliori di quello proprietario. E' necessario quindi indurre la Pa a compiere una riflessione per superare uno status quo e cominciare un reale cammino di innovazione. D'altra parte è necessario che la Pa si ponga un problema di strategia. Infatti oggi è possibile attraverso gli investimenti in software, da un lato approvvigionarsi di applicativi per il computer oppure costruire delle politiche sul territorio.
Nel caso del software proprietario infatti oggi noi non facciamo altro che acquistare licenze d'uso (non siamo mai proprietari del software) i cui proventi finiscono molto spesso oltreoceano. Scegliendo il software libero è possibile costruire politiche di sviluppo sul territorio sia in termini di impulso per l'impresa locale, sia in termini di innovazione, formazione ecc.
La scommessa è grande ed importante. Tutta l'informazione è ormai gestita da software, tutti i nostri documenti (i dati sensibili) le tabelle, i dati, i bilanci, tutto viene gestito per via telematica.
Molto spesso se usiamo del software proprietario, i nostri dai finiscono per essere chiusi in una scatola di cui noi non abbiamo le chiavi. Stiamo correndo il rischio di creare un gap di informazione per i posteri.
Quelli che come me hanno vissuto lo sviluppo dei programmi per elaboratore elettronico sulla propria pelle sanno di cosa sto parlando. Io ho cominciato ad usare il Pc circa 20 anni fa, mi ricordo ancora quelle belle schermate nere, i caratteri verdi, i dischi da 5 pollici (sembravano i vecchi 45 giri) e i fogli in continuo. In quel periodo era straordinario poter utilizzare strumenti innovativi che consentissero di non dover riscrivere i documenti, che consentivano di gestire le prime tabelle, ottimizzando molto il lavoro. Nessuno si poneva il problema dei formati e del software, e non era chiaro cosa sarebbe successo nel futuro (allora i futurologi non andavano di moda). Il risultato è che molti di quei dati adesso non sono più accessibili. Infatti molti di quei programmi non sono più supportati, perché obsoleti, non economici o semplicemente perché le aziende che li facevano non esistono più. Bene oggi i contenuti scritti con quei programmi non si possono più fruire. Non abbiamo le chiavi della cassetta in cui li avevamo inseriti. Il software proprietario è questo: un enorme rischio. Il software libero e i formati aperti rappresentano un antidoto definitivo a questi problemi, e la legge lombarda sta cercando di affermare questi concetti. Il tema è complesso ma vede l'impegno e l'attenzione di molti uomini politici, di aziende ed associazioni che lavorano nel campo. La stessa Unione Europea sta osservando e studiando con attenzione il fenomeno, ed esistono già importanti esempi di migrazione.