Data: 10 luglio 2007
Le due questioni del nord
Da Ecoappunti, - 10 luglio 2007
di Marcello Saponaro
Una parte sempre più ampia della sinistra si interroga sui modi, i tempi e i confini del federalismo, sulla spesa pubblica, sul welfare e sull'assistenzialismo non più sostenibile da un moderno stato europeo.
La sfiducia dei cittadini lombardi nel Governo e nelle istituzioni è palpabile ed elettoralmente verificata al banco delle scorse amministrative.
Le cause sono molteplici. Alcune di queste frutto di percezioni distorte degli elettori. Altre sono invece da cercarsi in un welfare ancora oggi troppo forgiato sul modello democristiano che sconfisse il comunismo gonfiando di personale (alcune) amministrazioni pubbliche, consentendo un tasso intollerabile di evasione fiscale e prepensionando giovanotti a sgravio del sistema industriale.
Oggi un welfare così concepito non può più essere sostenuto: in primis dai cittadini, che pagano tutto ciò senza ricevere in cambio servizi proporzionati alle tasse e, delusi, fanno salire il tasso di astensionismo, e poi per l'economia nazionale, perché l'Italia deve rispondere ad un'istituzione superiore, l'Europa, per ridurre il debito pubblico.
Questa riflessione è, e deve restare, centrale nell'azione dei Verdi e dell'Ulivo in Lombardia per definire un federalismo solidale che sappia responsabilizzare gli Enti, e al contempo difendere e ampliare i diritti universali. Federalismo e federalismo fiscale per spendere bene e in rapporto alle entrate, abolire l'Ici e consentire ai Comuni di finanziare il bilancio senza cementificare il territorio, assumere in base alle prestazioni da erogare, costruire infrastrutture per dare libertà di movimento, non per muovere i soldi urbanizzando la campagna.
Questo è quanto ci si aspetta da un centrosinistra che vuole risolvere la questione settentrionale e questo ci aspetteremmo anche da un centrosinistra che vuole affrontare la questione elettorale.
Ma per farlo occorre consentire che l'Unione continui a eleggere anche al Nord i propri parlamentari. Quanti ce ne sarebbero, invece, se il suffragio fosse convocato con i sistemi maggioritari proposti dai massimi esponenti nazionali del centrosinistra? Pochissimi, ovviamente, e quei pochi in trasferta in altre regioni d'Italia.
Il ritorno della rappresentanza della Lombardia quasi esclusivamente ai partiti del centrodestra sarebbe una iattura per il Paese, ancor prima che per il centrosinistra stesso. Dal Governo o dai banchi dell'opposizione dobbiamo affrontare finalmente la questione settentrionale. Potrà farlo questo lavoro un centrosinistra che elegge al centro-sud la maggior parte dei propri parlamentari?