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Sito denuclearizzato

Data: 10 luglio 2007

Il punto di vista di un Vigile democratico

Da Ecoappunti, - 10 luglio 2007

Quando entrai nel Corpo dei Vigili Urbani di Milano, nell'ormai lontano settembre 1985, era in embrione una piccola rivoluzione per il “dorato mondo dei Ghisa”. Infatti la Legge Quadro n° 65 del 1986 assegnò delle nuove funzioni di Polizia Giudiziaria, Polizia Stradale e funzioni ausiliarie di Pubblica Sicurezza, pur rimanendo la Polizia Municipale di fatto estranea alle forze di Polizia Statale. Il Vigile, dipendente comunale ed emblema della Pubblica Amministrazione, si trovò ad ampliare il proprio bagaglio lavorativo, che già comprendeva la vigilanza sull'osservazione delle leggi, i regolamenti ed altre disposizioni, con particolare riguardo alle norme concernenti la Polizia Urbana , la circolazione stradale, l'edilizia e l'urbanistica, la “nascente” tutela ambientale, il commercio ed i pubblici esercizi, la vigilanza igienica e sanitaria, e ad assolvere compiti d'informazione, raccolta notizie, accertamenti e rilevazione, prestare opera di soccorso nella pubblica calamità e disastri, prestare servizi d'ordine, di vigilanza e di scorta, collaborare con le Forze di Polizia e la Protezione Civile ed infine di sorvegliare il patrimonio comunale per garantire la buona conservazione e reprimerne ogni illecito uso.
Tutti compiti poco “visibili” ma sicuramente fondamentali per attuare i principi della Pubblica Amministrazione, ovvero il mantenimento dell'ordine interno e della sicurezza esterna, la propulsione economica ed il benessere sociale.
Le nuove funzioni di Polizia Giudiziaria, accertamento e repressione dei reati, e di Pubblica Sicurezza, tendenti alla tutela della sicurezza personale dei singoli cittadini, richiedono una formazione professionale ed un'organizzazione del lavoro specifica, purtroppo quasi mai assicurata dalle Amministrazioni Comunali; il tipico “tirare a campare” italico, venne marginalmente compensato da iniziative personali o dal background culturale di pochi volenterosi, talvolta osteggiati dagli stessi vertici amministrativi e politici.
Contemporaneamente negli ultimi anni, la stessa società ha subito delle modifiche rilevanti nel proprio tessuto urbano, non riuscendo ad accogliere in modo adeguato l'arrivo di necessaria forza/lavoro proveniente per la maggior parte da Paesi stranieri.
L'incapacità politico-amministrativa di promuovere azioni di prevenzione, attivando relazioni e strutture con il coinvolgimento delle Comunità presenti nel territorio comunale, sommata ad una visione talvolta distorta degli usi e costumi delle varie etnie, ha estremizzato il disagio sociale del cittadino medio, facendogli richiedere soluzioni incisive ed immediate da parte delle autorità competenti.
Molti professionisti della Politica ne hanno approfittato, indignandosi pubblicamente e propugnando azioni drastiche, ma sostanzialmente hanno solo propagandato loro stessi.
A Milano, dopo i fatti di Via Paolo Sarpi, è stato firmato fra il Vice Ministro dell'Interno, il Sindaco ed il Prefetto il “Patto per Milano sicura” che prevedeva oltre a finanziamenti aggiuntivi da parte dello Stato, precisi progetti di coordinamento tra la Polizia Locale e le altre Forze dell'Ordine, ma questo purtroppo non ha impedito l'ennesimo atto di violenza come quello accaduto domenica 5 Luglio nei confronti di 5 vigili.
E' opinione comune ormai nella nostra categoria, l'essere considerati “agnelli sacrificali” da immolare in nome della sicurezza sociale, senza che ciò peraltro porti alla risoluzione dei problemi, mentre aumenta lo sconforto nel vedere la totale impunità riguardo le inadempienze del corpo politico-amministrativo.