Data: 10 luglio 2007
Il Giardino degli Aromi - Agnocasto: odoroso, sereno e caldo
Da Ecoappunti, - 10 luglio 2007
Si racconta che nel medioevo e fino al quindicesimo o sedicesimo secolo dormivano i monaci su materassi che poggiavano su spighe, fiori e semi dell'agnocasto. Si racconta anche che indossassero cinture fatte coi suoi rami tagliati dagli arbusti che coltivavano abbondantemente nei chiostri… perché l'agnocasto preserva dai desideri carnali non leciti per chi si era votato alla castità.
Quando il rapporto con la natura non era così utilitaristico e consentiva un certo timore e una considerazione magica dei suoi poteri, in molti paesi europei l'agnocasto era intrecciato per corone insieme alle erbe di S. Giovanni portandosi appresso l'alone misterioso dei suoi effetti. La credenza tradizionale dell'agnocasto - o vitex agnus castus - come pianta dell'agnello casto arriva direttamente dall'azione riducente la libido maschile che è nei suoi semi, ma in realtà il nome greco originario aveva un significato meno ossessivo a-gonos (senza prole) poiché non facilitava -l'assunzione di estratti coi suoi semi - la procreazione... Divenne agnus castus, ritradotto in latino e forse con intenti moralizzatori si perdeva così un significato originariamente più laico e più vasto... Ma gli antichi greci nella loro tradizione orale raccontata dall'antichissimo poeta, chiamavano la pianta lygos, ovvero cioè che può essere usato per legare, dunque vitex perché come i viticci o i giunchi è flessibile… Lagonu diventa nei dialetti dell'Italia del sud, sparisce la magia e ritroviamo cesti intrecciati dei suoi rami. In realtà è soprattutto rivolta alla donna la proprietà medicinale dei fiori e dei semi di questa pianta perché aiuta ad alleviare i malesseri della menopausa, è un sedativo, è un antalgico, un antispasmodico, le levatrici la usavano per aiutare nei parti e per favorire la montata lattea. I semi erano usati una volta come sostitutivo del pepe perché piccanti, antidoti per morsi di serpenti, per allontanare animali indesiderati, per preservare stoffe o carta.
L'agnocasto è della famiglia delle verbene, ama un clima caldo-umido e per lungo tempo ha popolato letti dei fiumi e i vasti acciottolati dei torrenti secchi d'estate, avvallamenti tra dune della boscaglia mediterranea: arbusto bellissimo e aromatico intenso come resina, con foglie palmate e fiori a spighe violacee o color malva e raramente più chiare evoca con nostalgia macchie profumatissime poiché viveva con oleandri e tamarici. I disboscamenti ci hanno privato di un aroma che viene direttamente dal paleolitico quando si viveva ancora quasi soltanto di raccolta, e hanno privato l'agnocasto del suo biotopo naturale diventando così pianta rara. Per questo ne parliamo, consolandoci quando possiamo coltivarlo nei giardini e preservarlo nei chiostri della nostra anima, non ossessivi, caldamente aromatici…