Da Ecoappunti, - 10 luglio 2007
Quando si parla di organismi geneticamente modificati si toccano i temi più disparati, da quelli più propriamente tecnici a quelli più generali: sociali, sanitari, ambientali, economici, culturali, etici. Perché al centro dell'attenzione non c'è semplicemente un prodotto alimentare o tecnologico, ma un modello di sviluppo agroalimentare, che ha delle ricadute dirette sulle vite delle persone, sul cibo che mangiamo e sul futuro del pianeta
Gli ogm sono, parte integrante di un processo di modernizzazione e di industrializzazione agricola che ha favorito le grandi aziende e che ha comportato una crisi ambientale di proporzioni globali (inquinamento delle falde, perdita della biodiversità, eutrofizzazione delle acque, perdita di fertilità dei suoli). Attualmente, i promotori dell'era biotech sono gli stessi che, nel secolo scorso, hanno cavalcato l'onda della Rivoluzione Verde e hanno aumentato i loro fatturati con la vendita di pesticidi, fertilizzanti di sintesi, antibiotici: Monsanto, Du Pont, Syngenta, Bayer, Basf, Dow. Queste poche grandi corporation promuovono l'introduzione degli ogm nei sistemi agricoli e alimentari presso i governi e gli organismi internazionali, mentre, sul fronte opposto, una moltitudine di persone chiede il rispetto del principio di precauzione e il diritto ad un'alimentazione sana.
Davide contro Golia, verrebbe da pensare. E in effetti il confronto è impari.
Lo dimostra il recente “pasticcio” europeo del “biologico contaminato da ogm”: una contraddizione in termini determinata dall'accettazione di una soglia di tolleranza dello 0,9% che sarà in vigore a partire dal 1° gennaio 2008, nonostante il parere contrario dello stesso Parlamento europeo. Una gestione dell'innovazione, quindi, insoddisfacente, dove la politica (europea ma non solo) è incapace di rappresentare le istanze di quelli che dovrebbero essere i suoi referenti diretti: i cittadini.
Proprio a questi si rivolge la Coalizione “ItaliaEuropa - Liberi da ogm” con la proposta di un progetto ambizioso: una consultazione nazionale, dal 15 settembre al 15 novembre per ridare voce e centralità alle persone nel processo decisionale. Per discutere non solo di organismi geneticamente modificati, ma anche del modello di sviluppo che essi incarnano.
Due mesi per costruire insieme un nuovo progetto politico condiviso, fondato sulla biodiversità, sui territori, sulla salute e sulla qualità, con i “piedi” in Italia, ma con lo sguardo rivolto a Bruxelles. Con la consapevolezza che gli Stati Membri non possono rimanere isolati se vogliono evitare le contraddizioni delle politiche comunitarie, ma devono riuscire a rafforzare la rete ogm-free esistente e costruire nuovi “nodi”.
Per questo motivo, rappresentanti europei politici e non, sono stati invitati in alcuni dei primi mille appuntamenti (assemblee, incontri, dibattiti) annunciati durante la conferenza stampa di lancio del 24 luglio, tenutasi a Roma presso la Fondazione Diritti Genetici. Ogni giorno eventi di portata internazionale, nazionale e locale saranno realizzati dalla Coalizione, grazie alla presenza capillare dei suoi membri, che si sono attivati in tutte le Regioni e Province del Paese (dando vita a Coalizioni regionali e provinciali) e che hanno coinvolto tanti altri soggetti sensibili. In Lombardia, ad esempio, si sono mobilitate immediatamente più di trenta “sigle”, in rappresentanza di agricoltori, artigiani, ambientalisti, consumatori. E non a caso proprio Milano, insieme a Firenze e Napoli, aprirà le danze: il 15 settembre si potrà cominciare a “votare” (con schede simili a quelle del Viminale) in Piazza S.Babila.
Per chi non potrà partecipare direttamente agli eventi sarà disponibile il sito internet www.liberidaogm.org per votare, scaricare materiali, foto, filmati e per promuovere eventi sul territorio. Con l'idea che il successo dell'iniziativa sarà determinato da una partecipazione attiva e dal basso, dove il contributo di ciascuno sarà prezioso.
Coalizione “Italiaeuropa - Liberi da ogm”
Fondazione Diritti Genetici, Coldiretti, Cia, Aiab, Cna Alimentare, Confartigianato, Coop, Verdi Ambiente e Società (Vas), Legambiente, Greenpeace, Wwf, Uila, Alpa, Codacons, Copagri, Acli, Federconsumatori, Organizzazione Nazionale Biologi, Slow Food Italia