Il più esteso parco fluviale d’Europa è ora messo in forse da interventi a pesante impatto ambientale, a partire dallo sviluppo fuori da ogni regola dell’aeroporto di Malpensa, delle infrastrutture al contorno, della terza pista in progetto. Non è un problema solo locale. La difesa di questo ultimo corridoio biologico è di estrema importanza anche per le aree ad esso collegate: l’arco alpino a nord e gli ecosistemi mediterranei a sud. Questo patrimonio dell’umanità, attestato dal recente riconoscimento dell’UNESCO che l’ha inserito tra le riserve della biosfera, va consegnato intatto alle generazioni future.
rco del Ticino. L'ultimo corridoio biologico sopravvissuto nella pianura padana . Un insostituibile collegamento naturale tra le Alpi, gli Appennini e il mare. Un prezioso scrigno di vita e di biodiversità. Per queste caratteristiche divenne il primo parco regionale italiano nel 1974 con una legge d’avanguardia della Regione Lombardia a cui seguì analoga iniziativa della Regione Piemonte. Una scelta per quei tempi coraggiosa e lungimirante che istituì il più esteso parco fluviale d’Europa e fu di esempio per altre aree da tutelare.
Oggi, sembra che quella saggezza si stia perdendo. Con lo sviluppo incontrollato dell’aeroporto di Malpensa 2000, con il proliferare di infrastrutture in progetto, con la terza pista che si vuole realizzare, con leggi regionali che ne svuotano le competenze e il ruolo, l’esistenza del Parco del Ticino è fortemente a rischio.
La terza pista di Malpensa è quanto di più emblematico stia accadendo. E’ la più “disinvolta” tra le operazioni che nell’arco degli ultimi anni hanno determinato lo sviluppo “fuori dalle regole” di questo aeroporto.Viene strumentalmente proposta come un miglioramento ambientale a fronte degli attuali disagi delle comunità situate nei pressi dell’aeroporto. Lo scopo vero di questa terza pista, che trasformerà la valle del Ticino nel corridoio di decollo di Malpensa è di aumentare in modo abnorme, la capacità di uno scalo la cui crescita esponenziale è sempre più incompatibile con questo prezioso territorio.
Non è un caso che, come nel passato non si siano rispettate le normative italiane ed europee di Valutazione di Impatto Ambientale, oggi si continui ad ignorarle.
La terza pista, se non viene fermata in tempo, sommata alle numerose infrastrutture in progetto, sarà Il colpo mortale all'esistenza del Parco del Ticino, una pugnalata al cuore all'ultimo, insostituibile, prezioso corridoio biologico, esistente nella pianura padana.
In questo modo verranno progressivamente alterati gli equilibri , non solo del territorio del Parco, ma dei due grandi ecosistemi che il Parco del Ticino collega, quello alpino e quindi europeo continentale a nord , e quello mediterraneo africano a sud.
Non stiamo parlando quindi di un problema solo locale. Il Parco del Ticino è una preziosa risorsa quantomeno europea, va visto come patrimonio dell’umanità, come autorevolmente ha confermato l’UNESCO inserendolo lo scorso novembre tra le riserve della biosfera , attestandone quindi la funzione di territorio particolarmente pregiato da tutelare e da consegnare intatto alle future generazioni.
Non ci può essere vero sviluppo e futuro sostenibile di un territorio senza una attenta e corretta valutazione degli impatti ecologici e sociali, senza vera partecipazione delle comunità interessate, senza attenta e lungimirante cura dei luoghi.
Lo dicono oltre il buon senso, le conoscenze scientifiche che ci rivelano intrecci sempre più complessi e interdipendenti dei fenomeni alla base della vita di ogni area, ma ce lo ricordano anche le leggi italiane di Valutazione di impatto ambientale, ampiamente disattese, nonchè le normative europee di Valutazione ambientale strategica.
Questo problema ”locale” è perciò un problema europeo ed internazionale sotto tutti gli aspetti: ambientale, sociale, di prospettive di sostenibilità e non ultimo di legalità.
Ecco perché noi, operatori del mondo scientifico e culturale rivolgiamo questo pressante appello affinché questo importante territorio continui a svolgere la sua insostituibile funzione.
Il Parco del Ticino deve continuare a vivere.
Diciamo No alla terza pista di Malpensa. Cuggiono, 15/3/2003
Primi firmatari:
Wolfgang Sachs (Wuppertal Institut – Germania), Virginio Bettini (Università di Venezia-I), Larry Canter (Oklaoma University-USA), Leonard Ortolano (Stanford University – California USA), Marco Frey (Università Bocconi – Milano – I), Brian Clark (Aberdeen University – U.K.), Giorgio Ferraresi (Politecnico di Milano), Pippo Gianoni (Università Venezia – Dionea Locarno-CH), Werner Nussbaumer (Già Presidente Associazione internazionale Medici per l’Ambiente – Lugano CH), Alberto Magnaghi (Università di Firenze - I), Alberto di Fazio (Istituto di Astrofisica -Global Dynamics Institute – Roma), Letizia Garibaldi (Università Milano Bicocca – I), Giuseppe Bogliani (Università di Pavia - I),Giulio Benedetto Ponti (Ecoistituto della Valle del Ticino),Gianni Tamino (Università di Padova – I), Paolo degli Espinosa (Istituto Sviluppo Sostenibile Italia – Com. Scientifico Legambiente), Adriano Paolella (Università di Reggio Calabria), Marcella Schmidt (Università Milano Bicocca), Gianni Scudo (Università Milano – Ecoistituto della Valle del Ticino), Alessandro Rogora (Università Milano - Ecoistituto della Valle del Ticino) , Roberto Canziani (Politecnico Milano), Caserini Stefano (Politecnico Milano), Gianfranco Bologna (Università di Camerino – Direttore WWF Italia), Fulco Pratesi (Presidente WWF Italia), Luciano Saino (già presidente Parco del Ticino), Maurizio Rivolta (già consigliere Parco del Ticino), Almo Farina (Università di Urbino), Aldo Jacomelli (Università di Pisa), Michela Barzi (Urbanista -Varese), Damiano di Simine (Presidente Italia Commissione Internazionale Protezione Alpi), Nanni Salio (Ecoistituto del Piemonte), Andrea Calori (Politecnico di Milano), Oreste Magni (Ecoistituto della Valle del Ticino), Michele Boato (Direttore Ecoistituto del Veneto), Pietro Maria Toesca (Università del territorio – S. Gimignano), Floriano Villa (Associazione Nazionale Geologi -I), Thomas Pauschinger (Istituto di ricerche Ambiente Italia), Luisa Alpago Novello Ferrerio (Museo Archeologico Arsago Seprio-I), Giorgio Nebbia (Università di Bari), Pietro Giuliano Cannata (Università di Siena – Comitato scientifico Legambiente) , Gian Luigi Repetto (Presidente parco naturale Capanne di Marcarolo), Massimo Scalia (Presidente comitato scientifico Legambiente), Mario Grosso (Politecnico di Milano), Dario Furlanetto (Direttore Parco Lombardo della valle del Ticino), Marco Caldiroli (Medicina Democratica- Milano), Luigi Mara (Medicina Democratica - Milano), Aris Rebellato (Medicina Democratica- Milano), Angelo Cova (Medicina Democratica – Milano), Franco Colombo (Medicina Democratica – Milano), Luigi Radrizzani (Medicina Democratica – Milano), Carlo Perotta (Medicina Democratica – Milano), Massimo Preite (Università di Firenze), Giuliano della Pergola (Politecnico di Milano), Ferruccio Andolfi (Università di Parma) Pier Paolo Mattioni (Università di Firenze), Pacifico Aina (Ecoistituto della Valle del Ticino), David Fiacchini (Lipu – Marche),Varo Augusto Vecchiarelli (Università di Viterbo), Marianella Sclavi (Politecnico di Milano) , Giuseppe Onufrio (Direttore Istituto Sviluppo Sostenibile Italia), Michela Zucca (Direttore Centro Ecologia Alpina – Trento), Mario Viviani (Rivista Eupolis – Milano) , Borella Francesco (Politecnico di Milano – già direttore Parco Nord), Riccardo Gini (Direttore Parco Nord Milano), Karl Ludwig Schibel (Alleanza per il clima tra le città europee - Città di Castello), Pierluigi Bulgheroni (Comitato tecnico Ciclobby – Milano), Luigi Riccardi (Presidente nazionale Federazione Italiana Amici della Bicicletta), Domenico De Simone (Economista – Roma), Lorenzo Fornasari (Università Milano Bicocca), Maurizio Boriani (Politecnico di Milano), Giancarlo Leoni (Politecnico Milano – Università di Mantova), Bruno Miorali (Presidente Università verde Mantova, Paolo Crosignani (Istituto Nazionale Tumori – Milano), Fabrizio Eva (Università di Venezia – Cà Foscari), Pietro Adamo (Istituto Universitario Orientale – Napoli)