ABBIATEGRASSO - Per protestare contro la costruzione della superstrada fra Magenta e Milano, hanno invaso Abbiategrasso, che da anni è la roccaforte del «sì» alla bretella. Ieri alle 11, la città è stata attraversata dal corteo di protesta organizzato dalle sezioni provinciali di Milano e Lodi della Confederazione italiana agricoltori (Cia), della Federazione coltivatori diretti e dell'Unione agricoltori, col sostegno dei Comitati «No tangenziale» di sei paesi del Magentino, di dieci associazioni ambientaliste e del Laboratorio studentesco autogestito «Il Folletto» di Abbiategrasso. Accanto a loro, anche sindaci e assessori dei comuni contrari alla superstrada: Albairate, Cassinetta di Lugagnano, Cisliano, Corbetta e Pieve Emanuele. I manifestanti, a piedi, in bicicletta e accompagnati da venticinque trattori, hanno sfilato da Albairate ad Abbiategrasso, bloccando i veicoli sulla provinciale Milano-Baggio e sulla statale Est Ticino. Il corteo, con quattro trattori al seguito, si è spinto nel centro di Abbiategrasso, mandando in tilt per oltre un'ora il traffico in città.
Un centinaio di manifestanti si è poi fermato sotto la casa del sindaco, Alberto Fossati (centrosinistra), per appendere striscioni di protesta. Fossati è stato sommerso da fischi e insulti assieme ai suoi famigliari: un episodio da cui gli organizzatori dell’iniziativa si sono dissociati.
«Il problema non è quantificare i danni - dice Dario Olivero, presidente della Cia di Milano e Lodi -, qui è in discussione il ruolo dell'agricoltura come forma di economia. Il progetto è in stridente contraddizione con la politica agricola europea che incentiva le aziende a passare alla coltivazione biologica o a dar vita all’agriturismo. Le imprese di questo territorio hanno accolto tali inviti e adesso la strada vanificherà il loro lavoro». «La bretella è un palliativo inutile al traffico di Milano», aggiunge Piero Spadaro dei Verdi. Contro la superstrada i comitati hanno già raccolto 12 mila firme.