In primo luogo denunciamo una incredibile inefficienza del GRTN (gestore rete trasmissione nazionale); il GRTN è in possesso e gestisce dati relativi al 87% del fabbisogno dell’Area Nazionale. Niente male come efficienza se si tiene conto che il rimanente 13% varia da 4000 a 5000Mw di energia pari a 4/5 centrali di grandi dimensioni. In Italia quindi i dati sull’energia sono spannometrici e assolutamente inaffidabili.
In secondo luogo proprio dal sito ufficiale del GRTN – www.grtn.it - scopriamo che, nel Diagramma del fabbisogno orario -Confronto Consuntivo-Previsione di giovedì 26 giugno 2003 (giorno del black-out che ha fermato mezza Italia), il black-out è stata una intollerabile azione terroristica, discrezionale, immotivata e pretestuosa. Infatti alle ore 9 del 26 giugno 2003, orario del black-out, la previsione di fabbisogno di energia era di 43.700Mw e alle ore 17 il fabbisogno era di 45.900Mw; un valore alto ma inferiore, pur nella approssimazione dell’operato del GRTN e confrontando dati omogenei, ai picchi registrati il 12 dicembre 2002 dove venne raggiunto il valore di 44.400 Mw alle ore 9 e 47.200Mw alle ore 17. Ma perché allora non venne attuato alcun black-out?
L’Authority per l’energia ha annunciato un’indagine sulle cause, sui rimedi e sulle eventuali responsabilità di una emergenza che ormai, anche per i più benevoli, si sospetta potesse essere evitata. L’Authority anzitutto dovrebbe semplicemente confrontare i diagrammi del fabbisogno del GRTN del 12 dicembre 2002 e del 26 giugno 2003. Il black-out, è la nostra ipotesi, è servito a Marzano per accelerare l’approvazione del decreto sblocca centrali, a dare forza all’ecobusinnes dei costruttori di centrali anche inutili e inquinanti, a chi vuole tornare al nucleare.
Noi non siamo contro in modo preconcetto alle nuove centrali; però forse è più utile riammodernare e rendere più efficienti quelle esistenti e costruirne di nuove solo se necessarie e localizzate in siti idonei vicino a realtà industriali che abbisognano di grande quantità di energia.
Soprattutto siamo per l’innovazione. La questione energetica è in rapporto complesso con i mutamenti climatici, con il rispetto del Protocollo di Kyoto sulle emissioni inquinanti, con gli interventi di efficienza e risparmio energetico e con lo sviluppo delle fonti rinnovabili.
A dicembre a Milano si terrà la Conferenza Mondiale sul Clima indetta dall’Onu; sarà forse la prima conferenza con il Protocollo di Kyoto in vigore. Non è il caso di accogliere questa conferenza mondiale in una città, Milano, con il blocco delle auto per l’emergenza PM10 e con il black-out energetico. E’ tempo di affrontare le questioni importanti per lo sviluppo sostenibile con serietà, competenza e autorevolezza.