Si è conclusa oggi la lunga storia della riforma urbanistica lombarda. Dipinta come riforma epocale ancora poco prima del voto finale, è stata approvata con lo scarto di un solo voto.
Non solo. Con le ultime modifiche introdotte dal centrodestra, la nuova legge si applicherà a soli 92 comuni (quelli superiori a 15.000 abitanti) sui 1547 lombardi. La montagna di lavoro durato cinque anni ha partorito un topolino malato ma pericolosissimo: i Comuni, cui sono demandati quasi tutti i poteri sul territorio, saranno lasciati soli di fronte alle pressioni speculative; le aree destinate obbligatoriamente al verde e ai servizi passano dagli attuali 26.5 mq/abitante a 18 mq; le province conteranno ancora meno, con il risultato della completa assenza della pianificazione sovracomunale; i grandi parchi saranno sottoposti a qualsiasi decisione della Giunta regionale; il Piano Pesistico Regionale (unico strumento che garantisce un minimo rispetto del paesaggio) sarà abrogato tra meno di un anno solo la piaga dei sottotetti “selvaggi” è stata solo in parte limitata grazie ad un emendamento della sinistra approvato in votazione segreta.
Il centrosinistra compatto ha fatto una dura battaglia consigliare perdendo per un solo voto.
Non resta ora che vincere le imminenti elezioni regionali per porre rimedio in fretta.